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venerdì 3 maggio 2019

Gratuito: una parola che fa male

Gratis non è bello
Ciao ragazzi, ultimamente una tematica legata al turismo mi sta facendo riflettere molto, e sono certo che anche in molti di voi il dubbio sta crescendo. Leggo sempre più spesso, specialmente sui canali social, di associazioni, cooperative, enti, parchi che, in pompa magna, annunciano aperture speciali, visite guidate, accessi straordinari a monumenti spesso non accessibili, oppure a luoghi non proprio inseriti in circuiti turistici. Bene, anzi, benissimo. Però. Perché c’è un però.

Il però, grande come una casa, è una parolina che si trova regolarmente sulle locandine: GRATUITO. Ecco il però. Questo gratuito mi lascia quantomeno perplesso: ottimo per alcuni luoghi, una sorta di “offerta lancio” per pubblicizzare il luogo, oppure evento speciale a libero ingresso da svolgere una tantum per la promozione del bene, e fin qui nulla di strano. Anzi. Il marketing in fin dei conti funziona così.

Ma siamo sicuri che pubblicizzare eventi “comuni”, in date non festive, completamente gratuiti, sia un bene? Mi spiego meglio tramite esempi. Il mio ragionamento parte dalla Ciociaria, ricca di borghi e monumenti spesso non inseriti in alcun circuito turistico. Terra ricca anche di professionisti del settore, archeologi, storici dell’arte, guide turistiche. Professionisti che spesso, come il sottoscritto, cercano di presentare e far conoscere i luoghi con passione, dedizione e preparazione. E chiaramente a pagamento. Sì, perché la guida turistica è una persona che, dopo anni di studio, vive del suo lavoro, e quindi si paga. Strano vero?

Ecco, queste guide turistiche (ABILITATE, non dimentichiamolo) propongono itinerari e guidano persone alla scoperta del territorio tra mille difficoltà, non sempre superabili poi. Mettono a disposizione del visitatore la loro professionalità. E poi… E poi leggo che X propone visite guidate gratuite nel luogo Y.

Di solito la prima domanda che mi viene in mente è: visita guidata, chi sarà il professionista che svolge tale visita? Risposta, nel 99% dei casi: nessuno, un semplice appassionato. Ecco, proprio qui sta il problema. Sarò ripetitivo, ma repetita iuvant: andreste mai per un mal di denti da un avvocato? Oppure vi fareste mai rappresentare durante un processo da un cardiochirurgo? E allora perché lo stesso non dovrebbe valere per questa professione?

Purtroppo poi il risultato è scontato, e le recensioni di chi partecipa a queste manifestazioni sono pessime. Di soli pochi giorni fa la testimonianza di una coppia che ha partecipato ad uno di questi eventi (non farò nomi). La loro esperienza è stata terribile, non hanno capito nulla di ciò che la sedicente guida diceva, hanno fatto una confusione incredibile, da dimenticare in toto, concludendo che se avessero letto quattro righe su Wikipedia avrebbero avuto una esperienza migliore. Una pugnalata per me. Risultato: questa coppia non vuole più provare una esperienza del genere, ha fatto una pubblicità pessima a questi luoghi ed alla gestione del turismo, e nel caso in cui si dovessero trovare di nuovo qui utilizzerebbero Wikipedia, non fidandosi delle “guide”. Forse un po’ eccessivo. Forse. Ed è solo l’ultima di una lunga serie di lamentele di cui sono a conoscenza, condite sempre da un “ma perché non chiamano voi che lo fate di mestiere?”

La risposta è semplice: perché noi costiamo. E per fare la “visita guidata” gratuita ciò non è accettabile.

Sento ormai dappertutto associazioni varie, enti, politici e via dicendo riempirsi la bocca di parole come turismo sostenibile, green, turismo lento, di temi come “dobbiamo puntare sullo sviluppo turistico e del patrimonio culturale” eccetera eccetera. Benissimo. Ma cosa si fa poi in pratica? La giornata gratuita? Meglio non fare nulla. Continuate a fare ciò che avete sempre fatto, cioè niente: almeno non fate danni.

Tralasciando il fatto che siamo, un po’ dappertutto, in piena campagna elettorale.

Sì, perché di danni stiamo parlando. Danni economici e di immagine. Il visitatore rimane praticamente sempre scontento di tali manifestazioni, e la pubblicità che farà del territorio e del turismo sarà pessima, vanificando, se non distruggendo, il lavoro che professionisti tentano di portare avanti. Basta poco per annientare quel che faticosamente si è costruito nel tempo. Voi non sareste più contenti di spendere anche solo un paio di euro per avere un servizio di cui essere contenti, piuttosto che fare un qualcosa gratis ma che vi lascia scontenti? Meglio una manifestazione organizzata oppure qualcosa che è gratis ma durante la quale è tutto lasciato al caso? Si possono evitare problemi? Sì, sicuramente. Il professionista lo sa, e sa come prevederli e risolverli.

E poi, che figura si fa di fronte al visitatore che si imbatte in situazioni paradossali? Immaginate una passeggiata in un borgo arroccato su una collina, in cui si cammina su superfici sconnesse e per chilometri, e l’organizzazione “dimentica” di avvertire i partecipanti di munirsi di scarpe da trekking e che il percorso non è adatto a persone con problemi motori: si presenta la coppia di anziani che sul posto scoprono che non possono fare la “visita guidata”. Mettetevi nei loro panni. Ma tanto è gratis.

Altro danno, quello economico. Il giorno in cui si svolge l’evento gratuito una guida turistica ABILITATA perde una giornata lavorativa. Chi possiede una partita IVA sa cosa significa. Per non parlare dei “danni collaterali”: la coppia di cui sopra magari tornerà in Ciociaria, magari con degli amici, avrebbero chiamato una guida, che quindi avrebbe guadagnato un’altra giornata di lavoro. Invece oltre al danno, la beffa: ha perso la prima giornata perché gratuita, e la possibile seconda, o terza o quarta, a causa dell’incompetenza altrui.

La “visita guidata” gratuita poi pone un altro problema: rende la guida turistica, o l’associazione\ente\cooperativa che “si fa pagare” completamente fuori mercato: perché fare una visita con chi ti fa pagare quando puoi fare una cosa molto simile aggratis? Eticamente la cosa è aberrante.

E per favore, smettiamola con la frase populista “lo facciamo per aiutare coloro che non possono permetterselo” perché è una balla colossale. Spendere l’equivalente di un pacchetto di sigarette o di una birra al pub per la cultura non mi sembra un’eresia. Per i casi di indigenza ci sarebbero molti modi diversi per aiutare queste persone, ma offrire loro servizi scadenti (per non dire inesistenti) è una presa in giro.

Il visitatore vuole servizi, vuole stare bene, senza problemi, vuole divertirsi per poi tornare a vivere un’altra avventura. Non ha bisogno di improvvisati. Il nostro territorio non ne ha bisogno. La crescita del turismo passa anche da questo. Fino a quando questa cultura non sarà sradicata, rassegnamoci ad un turismo su cui “si deve puntare” ma che non decollerà mai. Un gioco, nulla di più.

Con questo articolo sicuramente mi attirerò le ire di molti, critiche e quant’altro. Di sicuro ha delle lacune, è un articolo scritto di getto. La mia speranza però è, come per tutti i miei articoli, di far sorgere dubbi e riflessioni, magari anche sbagliando con le mie idee. Ho voluto far sentire la voce di una guida, che si oppone ai messaggi trionfalistici di chi vede il turismo come un giocattolino e che pensa “tanto che ci vuole”, e ringrazio di cuore tutti coloro che (associazioni culturali, enti pubblici, semplici visitatori) scelgono di affidarsi a noi professionisti. Grazie a tutti voi.

Grazie ad Alex Vigliani (https://www.facebook.com/alex.vigliani) per la foto!

Fatemi sapere cosa ne pensate, se siete d’accordo o meno, lasciate un like e condividete.

A presto!

giovedì 28 febbraio 2019

Archeologia viva: la rievocazione storica


Quale visita guidata migliore di una passeggiata nella storia?



Ciao ragazzi, oggi parleremo di un tema un po’ diverso dal solito, e che forse qualcuno potrebbe ritenere poco inerente all’archeologia, cioè la rievocazione storica. Proprio in questi giorni ExpressTour ha iniziato una collaborazione con la Compagnia del Feudo (https://www.facebook.com/compagnia.delfeudo/), compagnia rievocativa di base ad Aquino (FR). Perché questa scelta? Perché è divertente, dirà qualcuno. Sicuro. Ma c’è qualcosa di più profondo.

Lavorando con le persone, con i bambini in particolare, ho notato che molto spesso è difficile comprendere a pieno alcune cose spiegate dalle guide, dagli archeologi. Il motivo è semplice: sono cose talmente lontane dalla nostra vita quotidiana che immaginarle diventa complesso, senza contare poi il problema della cinematografia che ha creato dei falsi storici che però ormai sono entrati nell’immaginario collettivo.

Chi mi conosce sa che durante le mie visite guidate cerco di trasmettere, oltre alla storia, anche “come vivevano le persone”. Mi soffermo molto sulla vita quotidiana o su cosa facevano le persone per vivere. E qual è il modo migliore per mostrare tutto questo? Vivere, entrare, toccare la storia! La chiamo archeologia viva, perché il visitatore entra davvero nella storia, interagisce con essa. E chiaramente non si lascia nulla al caso: non vedrete, ad esempio, orecchie da elfi per intenderci. Archeologia viva proprio per questo: ogni cosa presentata è frutto di studio approfondito sulle fonti storiche, iconografiche o archeologiche.

Ma cosa significa davvero “entrare nella storia”? Immaginate una visita guidata ad un sito medievale, come la torre di Campolato (Arce, FR). Immaginate di trovare lì un accampamento, di svolgere la visita passando tra armati, contadini, medici. Parlare con loro, vedere e toccare i loro strumenti. Osservare da vicino gli strumenti del cerusico, prenderli in mano, guardarli da vicino. Di sicuro una esperienza che va ben oltre la semplice visita guidata.

Uno dei piatti forti del mio menù è la “sala delle torture”: abbiamo ricreato alcuni degli strumenti da tortura utilizzati durante il Medioevo, riprodotti fedelmente da alcuni originali sparsi per vari musei in giro per l’Europa. Perché questa scelta, che a prima vista può sembrare anche un po’… macabra? Perché su questo tema la cinematografia e la letteratura hanno creato talmente tanti falsi storici da dover essere assolutamente smascherati! E poi… usare l’immaginazione è un conto, vedere con i proprio occhi gli strumenti e toccarli… beh è tutta un’altra storia!

Forte poi la volontà di rompere alcune catene culturali: troppo spesso l’archeologia, la storia, l’arte vengono viste come materie da biblioteca, da museo, cose da professori che sono lontane dalla vita di tutti i giorni delle persone normali, e quindi, in definitiva, praticamente inutili. Le visite guidate, queste “rotture di scatole” indicibili, in cui per ore bisogna ascoltare nozioni su nozioni, nemmeno fossimo a scuola. Ecco lo scopo di ExpressTour è anche questo: eliminare, distruggere, questi luoghi comuni, far riappropriare le persone della loro storia, delle loro tradizioni, farle appassionare all’archeologia con metodi “non tradizionali”, facendo loro “vivere la storia”.

Pronti per questa nuova avventura, pubblicheremo le novità e le locandine degli eventi a cui parteciperemo!
Continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti!

Per informazioni o commenti potete come sempre contattarmi all’indirizzo matteo.zagarola@gmail.com

martedì 29 gennaio 2019

Visita guidata notturna alla Torre di Campolato (Arce, FR)


Itinerari del giorno. Perché la visita è una esperienza unica

 Ciao ragazzi, oggi per la rubrica “l’itinerario del giorno” ExpressTour vi presenta qualcosa di davvero molto particolare, una esperienza che abbiamo vissuto il 31 ottobre 2018 (la “notte di Halloween” per intenderci). L’Ass. Culturale ViviCiociaria (http://www.viviciociaria.com/) ha organizzato questo evento, io (Matteo Zagarola) ho curato la visita guidata.

Non parlerò della storia del sito, già in parte affrontata su un altro articolo, ma di una visita, anzi di una esperienza particolare, innovativa, unica che abbiamo organizzato.

Innovazione. È questo il mantra che ripetiamo in continuazione con Alex Vigliani, presidente di ViviCiociaria. Innovazione. Il motore del turismo. Siamo ad Arce, provincia di Frosinone, frazione di Sant’Eleuterio. La quattrocentesca torre di Campolato si staglia da secoli a controllare il passaggio del fiume Liri. Visitatori da tutto il mondo hanno ammirato il sito, ma riuscite ad immaginare l’atmosfera che si crea durante una visita notturna?

Da qui l’idea di strutturare una visita guidata serale, al lume delle torce. Sembrava di essere tornati all’epoca in cui la torre era ancora viva ed utilizzata, sembrava che da un momento all’altro un soldato in cotta di maglia dovesse apparire da dietro l’angolo, sembrava davvero di far parte della storia.

Ad onor del vero l’idea di visitare la torre di notte era stata già messa in pratica qualche anno fa durante un evento chiamato l’Incendio della Torre, durante il quale si ricordava, attraverso la rievocazione storica, l’incendio della torre e del borgo di Campolato da parte delle truppe dell’imperatore Corradino di Svevia. Una atmosfera unica, con armati medievali che si aggiravano per il sito, ed io che negli abiti di un soldato di guarnigione della torre illustravo ai visitatori la storia della torre. Fu qualcosa di incredibile.

Ma io, anzi noi, cerchiamo sempre qualcosa in più. La manifestazione può essere organizzata una volta all’anno, al massimo. Noi vogliamo un format che ci permetta di accompagnare visitatori tutto l’anno, incuriosire le persone sempre, creare un vero sistema di valorizzazione e fruizione lungo tutto l’arco dell’anno. E qui torniamo alla innovazione.

Abbiamo preso spunto da quella manifestazione. Mi diletto qualche volta di archeologia sperimentale. Lo scopo delle mie visite guidate è renderle interattive, cioè far partecipare attivamente i visitatori. Essi non sono lì ad ascoltarmi passivamente, ma sono loro i protagonisti dell’esperienza. Perché in quel luogo allora non affrontare altri temi, legati comunque alla torre?

Ecco quindi un excursus sulle tecniche di tortura del medioevo, mostrando alcune riproduzioni di strumenti dell’epoca. E perché non affrontare il tema della medicina, così spesso confusa con la stregoneria. Su un tavolo quindi abbiamo esposto gli strumenti del medico medievale, strumenti battuti a mano in ferro da un fabbro di fiducia sotto la mia supervisione e dopo attente ricerche storico-iconografiche.

Un tuffo nel medioevo, grazie all’atmosfera creatasi ed agli strumenti esposti, che i visitatori potevano (e dovevano!) toccare, per comprendere davvero il loro utilizzo, il loro peso. Ascoltare e basta è… stancante, diciamocelo, ma soprattutto a volte non permette di comprendere a pieno una storia. Esempio ne sono alcuni strumenti di tortura: far provare la sensazione dello “schiacciatesta” permette in pochi secondi di comprendere a pieno ciò che un condannato avrebbe provato.

Una visita guidata interattiva dunque, notturna, al lume delle torce, coniugando storia, archeologia sperimentale, torture, medicina, e degustazione finale offerta dai ragazzi dell’associazione. Una esperienza davvero incredibile.

L’itinerario che ExpressTour propone oggi è proprio questo: la visita alla Torre di Campolato in notturna! Per gli amanti della storia, della natura e...del brivido! Di sicuro riproporremo qualcosa di simile, nel frattempo se l’articolo vi ha incuriositi andate a guardarvi le foto scattate quella sera (https://www.facebook.com/alex.vigliani/media_set?set=a.10217647686408586&type=3), e per qualsiasi informazione sulle visite guidate alla torre potete contattarmi all’indirizzo matteo.zagarola@gmail.com

Grazie alle ragazze e ai ragazzi di ViviCiociaria, e soprattutto ad Alex Vigliani (https://www.facebook.com/alex.vigliani) che appoggia le mie “follie turistiche” (e per le magnifiche foto che scatta mentre il sottoscritto parla!)


mercoledì 23 gennaio 2019

Castrum Coeli: un castello e un borgo dalla storia millenaria sul Monte Asprano (Colle San Magno, FR)

Uno dei tramonti più belli della Ciociaria

Sulla sommità del monte Asprano, sconosciuto ai più, sorgono i resti Castrum Coeli. Il luogo è sicuramente più noto per il tradizionale pellegrinaggio (che ancora oggi vede coinvolte centinaia di persone) il giorno del Lunedì in Albis (Pasquetta), durante il quale due statue della Madonna partono una da Castrocielo ed una da Colle San Magno per visitare la chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, che proprio sulla sommità dell’Asprano è ubicata.
del castello e del borgo fortificato di

Ma perché un rituale così particolare? Perché da due paesi diversi, due statue distinte, si inerpicano sul sentieri faticosi per raggiungere la vetta della collina? Historia magistra vitae diceva qualcuno. Andiamo a scoprirla.

Le prime tracce di frequentazione della sommità dell’Asprano sono da collocare all’epoca preromana. Come molti altri luoghi d’altura della Ciociaria, importantissima in quel periodo sia dal profilo economico che strategico, anche questa vetta viene fortificata e diventa un luogo forse di difesa, sicuramente di avvistamento. Il panorama che si gode da qui infatti è incredibile, ed ancora oggi lascia senza fiato: si spazia dall’alta Ciociaria a tutta la valle del Liri, fino al massiccio di Rocca Monfina, fino al Golfo di Napoli. Incredibile ammirare da qui, lontano lontano, la forma inconfondibile di Ischia. Proprio per sfruttare questa posizione privilegiata dunque il sito viene fortificato, ed ancora oggi è visibile qualche lacerto di mura in opera poligonale (le cosiddette mura megalitiche o ciclopiche).

Le notizie storiche sono scarne, ma si può facilmente ipotizzare che durante il periodo romano il sito non abbia ricoperto un ruolo fondamentale per il territorio, anzi. Ruolo di rilievo che invece riacquista durante il Medio Evo: con l’abbandono progressivo delle pianure e la “fuga” verso le alture anche la sommità dell’Asprano viene di nuovo abitata, e proprio qui nasce il borgo di Castrum Coeli. Un borgo non facile da raggiungere, che domina la valle del Liri ma intorno al quel mancano campi coltivabili e, soprattutto, acqua. Per sopperire alla mancanza di acqua verranno costruite diverse cisterne, alcune delle quali ancora conservate.

Ma seppur con queste problematiche Castrum Coeli è troppo importante per la difesa del sud Italia. Un primo castello deve essere stato costruito durante l’alto Medio Evo, ma è con l’imperatore Federico II di Svevia che il luogo assume la forma che ancora oggi è riconoscibile. L’imperatore infatti ordina la ricotruzione del castello e delle fortificazione, a testimoniare l’importanza strategica che lo stesso Federico dava a questo sito.

Le condizioni di vita nel borgo però dovevano essere difficili, ed ecco perché nel corso dei secoli (tra il XIII ed il XVI secolo) esso viene progressivamente abbandonato. Gli abitanti fonderanno Cantalupo, la frazione più antica di Colle San Magno, il “Colle”, da cui Colle San Magno, e Castrocielo, chiamata precedentemente Palazzolo.

È per ricordare questa antica unione che il lunedì di Pasqua si celebra questo rito: gli abitanti dei due borghi, ormai separati da secoli, si rincontrano sulla vetta per ricordare la loro appartenenza ad un unico, ormai abbandonato, luogo: Castrum Coeli.

Ancora oggi sono ben visibili i resti del borgo antico, case diroccate, una chiesetta, le mura cittadine con le loro torri, il tutto condito da una vegetazione lussureggiante, che uniti al panorama ne fanno un luogo unico al mondo. Il periodo migliore per visitarlo è sicuramente marzo, il periodo di fioritura dei mandorli: ce ne sono a decine, e vedere la collina ed i resti medioevali ricoperti da fiori è qualcosa di indescrivibile. La parte più maestosa conservata è senza dubbio il mastio, sulla punta più alta della collina, da cui si gode una vista mozzafiato, ed una torre costruita con vista sul castello di Roccasecca, quasi a voler controllare l’altro castello.

Un luogo da non perdere assolutamente per gli amanti del trekking, della storia, della natura e della fotografia, perché è davvero unico. Se volete godervi uno dei tramonti più affascinanti della Ciociaria, avete trovato il luogo adatto.


Per qualsiasi informazione, per visite guidate e commenti il mio indirizzo è matteo.zagarola@gmail.com

Grazie all’amico Alex Vigliani per la magnifica foto!

domenica 20 gennaio 2019

La Chiesa di San Tommaso (Roccasecca, FR)

Uno dei luoghi più affascinanti della Ciociaria

Tommaso d’Aquino muore il 7 marzo 1274, dopo aver scritto alcuni dei testi più importanti della cristianità. Doctor Angelicus, così era chiamato. Venne canonizzato nel 1323 dal pontefice Giovanni XXII, pochissimi anni dopo la sua morte dunque. Evento questo abbastanza particolare, considerata la lunghezza del processo di canonizzazione, ma che deve essere stato accorciato di molto proprio per l’altissima considerazione che tutti avevano di Tommaso.

Proprio nel luogo della nascita di Tommaso la sua venerazione era più forte; un territorio legato alla religiosità, all’ascetismo, alla meditazione, in cui Tommaso già era considerato santo, ben prima della sua reale canonizzazione. Ed è qui, a Roccasecca, che immediatamente dopo l’evento del 1323 inizia la costruzione della prima chiesa dedicata al Santo.

Non abbiamo date certe riguardanti la costruzione della chiesa, ma di certo i lavori iniziano subito dopo il 1323 (anno di canonizzazione di Tommaso) e non devono essere durati troppo a lungo. Ubicata sul monte Granaro (una delle pendici del massiccio del monte Asprano) a dominare la valle del Liri, a metà tra il borgo medievale (frazione Castello) e le rovine del castello dei Conti d’Aquino, è costruita in calcare locale ed è la prima chiesa al mondo dedicata a San Tommaso d’Aquino.

La chiesa nel corso dei secoli viene inglobata in un complesso monasteriale domenicano, di cui era il fulcro. Ciò che si presenta oggi agli occhi del visitatore è la somma degli eventi storici degli ultimi secoli: il complesso è stato distrutto durante i bombardamenti della seconda Guerra Mondiale, ed anche la chiesa ha subito notevoli danni. Ricostruita nel dopoguerra, viene rimaneggiata più volte, ma ancora presenta alcune parti originali: dall’esterno è difficile intuire che si tratta di una struttura fortemente ricostruita. Anche il campanile è, in larga parte, quello antico. L’interno invece risalta per l’intonaco bianco, chiaramente moderno.

L’arco centrale, a sesto acuto, anche se ricostruito, divide a metà la chiesa, tra la parte dedicata ai fedeli e la parte del presbiterio. Sulla sinistra dell’altare si apre una nicchia in cui ancora è conservato un magnifico affresco quattrocentesco della Madonna con Bambino. Affresco di particolare interesse, perché avvicinandosi ci si accorge che gli strati finali di pittura sono andati perduti e quindi è venuta alla luce la preparazione con le linee guida e i vari contorni poi bocciati dall’artista. Un unicum, un work in progress che ci fa capire il modo di lavorare, i colori utilizzati, la tecnica di un artista del ‘400.

Gli affreschi interni, su cornici mobili, non sono gli originali di questa chiesa, ma provengono da un’altra frazione di Roccasecca: provengono infatti dalla chiesetta benedettina di San Pietro e Campea. Situata nella omonima frazione, è oggi purtroppo andata completamente perduta, anche se fortunatamente gli affreschi medievali sono stati staccati e sono preservati all’interno della Chiesa di San Tommaso. Di particolare pregio, sono forse il fiore all’occhiello delle decorazioni di questa chiesa.

Praticamente nulla rimane invece del monastero adiacente, eccetto qualche lacerto di muro qui e là. Restaurate invece le mura cittadine trecentesche che si trovano a pochi metri dalla chiesa, cinta su cui ancora sono ben visibili torri, porte e, a volte, perfino le merlature antiche.

Un luogo assolutamente da non perdere, da cui si gode un panorama davvero incredibile.

Grazie all'amico Alex Vigliani per la magnifica foto! 

Per altre foto ed informazioni visitate il sito internet https://www.roccaseccaturismo.it/localita-chiesa-di-san-tommaso

Per informazioni varie e visite guidate il mio indirizzo è matteo.zagarola@gmail.com

venerdì 18 gennaio 2019

Turismo in Ciociaria: perché scegliere una guida turistica professionista

Perché scegliere una guida turistica professionista quando si può prendere un "volontario"? 

Continuiamo oggi a parlare di turismo, affrontando un altro tema scottante: il turismo e la professionalità. E qui scoperchiamo un vero vaso di Pandora.

Prendersi cura di un visitatore a 360 gradi è lo scopo di chiunque lavori nel settore turistico. Soprattutto in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, dai social media, da Trip Advisor, è di fondamentale importanza la “recensione positiva”. La metto un po’ sullo scherzo, ma la realtà è questa: senza recensioni non si campa. Mi spiego meglio: lo scopo dell’addetto del settore turistico è (o dovrebbe essere) rendere l’esperienza del visitatore indimenticabile e magnifica, tanto da volerla condividere con gli altri e magari, perché no, far venire la voglia di sperimentarne una simile. Una recensione, un hashtag, una foto su Instagram, un tweet, sono oggi uno dei veicoli più potenti di comunicazione e pubblicità turistica.

Con questo non voglio certo dire che tutte le recensioni siano oro colato: alcune sono di certo senza senso, ma lo scopo è cercare di rendere l’esperienza del visitatore quanto più bella possibile.

Per un territorio che non ha certo una vocazione turistica forte come la Ciociaria è quindi di primaria importanza ottenere dalla rete una buona pubblicità, anche perché è il modo più veloce per far crescere il numero di visitatori. E di certo la visibilità e la buona pubblicità non si ottengono improvvisandosi, ma attraverso professionisti: dal ristoratore al curatore delle pagine web, dall’accompagnatore all’autista, dal pubblicitario alla guida turistica. Tutti gli attori del circuito turistico devono necessariamente essere professionisti. O dovrebbero. Ma cosa succede davvero nella realtà?

La realtà dei fatti non è sempre così “professionistica”, anzi non lo è quasi mai. Uno dei limiti e dei peggiori ostacoli al voler fare turismo in Ciociaria è proprio la mancanza di professionalità, soppiantata da una approssimazione ed improvvisazione degna delle migliori commedie comiche (da notare l’uso del termine “comico” mutuato dalla commedia greca). A volte infatti queste situazioni ci fanno sorridere, ma è un sorriso amaro, perché ognuno di noi nel proprio intimo sa che non è questo il modo corretto di agire.

Scommetto che a tutti è capitato almeno una volta di finire in una situazione tragicomica, partecipando ad un “evento culturale”: situazioni che possono essere le più disparate, ma di sicuro ciascuno di noi ha pensato, almeno una volta nella vita: “ma chi diavolo me l’ha fatto fare di venire?”

Certo la giornata storta può capitare a chiunque, non tutte le ciambelle escono con il buco e non tutti gli eventi escono bene. Ma alcune situazioni sarebbero evitabili. Sono evitabili. Basta che siano le persone giuste ad occuparsene. E qui iniziano i problemi.

Parliamo di visite guidate, il mio campo di lavoro. La guida è, per buona parte del tempo che un visitatore passa in un luogo, la “faccia” dell’azienda con cui lavora, del territorio che lo ospita, delle persone con cui entra in contatto. Non è solo “quello che parla e racconta la storia del posto”, ma è il vero anello di congiunzione tra il visitatore, il luogo e l’esperienza che si vive. Non basta quindi essere ferrati in storia dell’arte o archeologia per soddisfare un cliente. Ed ecco che entra in gioco la professionalità: essere una guida turistica professionista significa dover far i conti tutti i giorni con tali problematiche ed avere la preparazione necessaria per affrontarle e soddisfarle, preparazione acquisita con lungo studio, tirocinio, affiancamenti, esperienza pluriennale sul campo, certificati da un titolo abilitativo alla professione riconosciuto a livello legale in Italia e nell’Unione Europea.

Troppo spesso però sono stato testimone (e sicuramente anche voi) di eventi e tour guidati che non prevedevano affatto questa figura professionale nel team di operatori. Già la cosa è quantomeno da evitare (se non condannare) quando si tratta di eventi estemporanei, organizzati magari per feste e festicciole locali e che hanno un respiro culturale limitato, ma quando questa pratica viene portata avanti con turisti e visitatori che hanno fatto centinaia, migliaia di chilometri, la situazione è davvero critica.

Mi spiego meglio. Ogni evento culturale ha una progettazione, che dovrebbe partire da uno scopo da raggiungere. E qui nasce il primo problema: si è consci dello scopo? Far conoscere un luogo e valorizzarlo attraverso visite guidate (per un giorno, una settimana, un anno) dovrebbe essere lo scopo dell’organizzazione di determinati tipi di eventi. Dovrebbe, perché invece molte volte le motivazioni sono altre: ad esempio la volontà di mettersi in mostra (a livelli diversi) che crea solo un danno, compromettendo l’organizzazione e creando una situazione caotica e di incertezza.

Perso di vista il reale scopo quindi i problemi vengono a catena: come svolgere le attività? A chi affidare la progettazione di queste attività? A chi affidare le visite guidate?

Domande che spesso trovano risposta a caso. Anzi a volte trovano la risposta sbagliata: facciamolo fare a Tizio perché è forte in storia. Oppure: lo fa Caio perché lo fa spesso. Sorvoliamo sul discorso legale\retributivo (parliamo di lavoro nero senza abilitazione…totalmente abusivo) e soffermiamoci solo sulla parte più “etica”. Trovo questo modo di agire una mancanza di rispetto e una presa in giro bella e buona nei confronti dei visitatori ed anche dei tanti professionisti del settore. Ai turisti si da una impressione sbagliata, quella di un turismo raffazzonato, improvvisato, non professionistico, che danneggia il settore sotto molti punti di vista, dalla cattiva pubblicità alla esperienza negativa vissuta in prima persona dal cliente, per arrivare (caso estremo lo so) a problemi legali connessi alla mancanza di una qualsiasi assicurazione professionale: e se qualcuno scivola e si fa male? Cosa si fa? Il professionista ha la sua assicurazione, gli altri invece?

È una cosa intollerabile poi per chi ha scelto questa professione per sopravvivere. La faccio molto spiccia: le guide come me sono liberi professionisti, quindi se non lavorano non pagano le bollette. Per ogni “volontario”, “abusivo” o “appassionato” che guida un gruppo ci sarà una guida che quel giorno non lavora e non fattura. Inizio dal fattore economico perché troppo spesso sento dire che mancano i soldi per organizzare eventi e visite e quindi si chiama l’appassionato locale che lo fa gratis. Senza voler sminuire i volontari e gli appassionati (spesso parliamo di storici locali che magari hanno anche una preparazione incredibile), mi piacerebbe sapere qual è il loro lavoro: hanno fatto un corso di abilitazione a guida turistica? Userò una frase che va tanto di moda: ci rubano il lavoro. E purtroppo è vero. È chiaro che conviene di più risparmiare il compenso per la guida e chiamare qualcun altro. È eticamente corretto? No, di certo no. La guida professionista ha una partita IVA, paga regolarmente le tasse ed i contributi, ha investito tempo e denaro per una laurea, per un corso di specializzazione e per l’esame di abilitazione, continua ininterrottamente la sua attività di formazione ed aggiornamento. Si può dire lo stesso degli improvvisati?

Anche nei confronti del cliente, cosa pensereste se la guida presentandosi vi dicesse “buongiorno sono un medico\avvocato\ingegnere\cardiochirurgo ma oggi vi faccio da guida”? Vi sentireste più tranquilli e stimolati se invece vi dicessero “sono un archeologo e guida turistica abilitata e professionista”? Vi fareste operare da un archeologo? O vi fareste difendere in tribunale da uno storico dell’arte? E allora perché per ciò che concerne la cultura ed il turismo è diverso?

Non mi sto scagliando contro i volontari ed i vari storici locali, attenzione: anzi li considero una grande risorsa per il territorio. Ma a ciascuno il suo: la guida è guida, il volontario non è guida. Sarebbe bello e utile invece “sfruttare” le loro capacità, affiancandoli alla guida magari, collaborando per rendere l’esperienza ancora più unica. Ma senza sostituirsi ad essa.

Pensate poi a come devono sentirsi gli operatori del settore che si vedono soffiare il lavoro in questo modo: anni di studio gettati alle ortiche. Costretti ad “emigrare” ed andare a cercare lavoro in luoghi più “sviluppati” turisticamente come Roma, impossibilitati ad iniziare un qualsiasi discorso legato al territorio anche a causa di questa problematica. Per non parlare della frustrazione nel vedere gruppi con guide improvvisate: cosa ho studiato a fare allora se tutti possono farlo? Perché ho speso soldi e tempo per la mia preparazione? Avessi scelto medicina invece di archeologia…

La guida costa, è chiaro. Costa la sua formazione, costa perché è professionista, costa perché ha scelto questo come lavoro. Purtroppo non molto spesso questa professionalità viene riconosciuta, e la cosa peggiore è che spesso sono gli stessi enti pubblici a perpetrare questa situazione paradossale. Poche sono le realtà che hanno scelto di lavorare correttamente, scegliendo solo guide turistiche abilitate oppure coadiuvate dallo storico locale\volontario di cui sopra. Una di queste realtà, con cui collaboro ormai da parecchio tempo, è l’Associazione Culturale ViviCiociaria di Frosinone. La loro scelta è stata coraggiosa, ma i frutti dell’ottimo lavoro che svolgono sono sotto gli occhi di tutti. Provate a dare un’occhiata alle loro manifestazioni… E infatti è sempre un piacere lavorare con loro.

Scegliere una guida abilitata, boicottare ed evitare le manifestazioni in cui figure professionali non sono contemplate, criticare questa situazione non significa fare ostruzionismo e criticare a prescindere ogni cosa che si organizza nella nostra zona, ma al contrario è un voler affermare che anche la Ciociaria non è seconda a nessuno, che anche in Ciociaria si può organizzare e vivere una esperienza di alto livello, che le eccellenze esistono, e che non vogliamo più essere spettatori di una cultura dell’improvvisazione che tanto male ci ha fatto e continua a farci. Basta con l’improvvisazione, scegliamo la professionalità.

Fateci sapere cosa ne pensate, aspettiamo il vostro pensiero!

Grazie ad Alex Vigliani per la foto magnifica della visita guidata a Minturnae (LT) con i soci dell'Associazione Culturale ViviCiociaria http://www.viviciociaria.com/

giovedì 17 gennaio 2019

Eremo di Sant'Angelo in Asprano




Tour suggestivo della Chiesa Sant'Angelo in Asprano, meta affascinante della Ciociaria.


Impropriamente chiamato “Eremo di San Michele”, la chiesetta rupestre di Sant’Angelo in Asprano si staglia sullo sfondo del borgo di Caprile, una delle frazioni di Roccasecca (FR), sul pendio del Monte Asprano. Si ubica in un luogo estremamente suggestivo, in un riparo sottoroccia alle pendici di una parete rocciosa sulla quel si staglia il castello dei Conti D’Aquino di Roccasecca, qualche decina di metri più in alto. Negli anni la tradizione ha attribuito a questa chiesetta il termine di Eremo per la sua posizione al di fuori del borgo, al termine di un sentiero non proprio semplicissimo; la dedica a San Michele deriva invece dall’affresco che si trova nella prima stanza, sulla sinistra, rappresentante l’arcangelo Michele, con la sua lancia, probabilmente nell’atto di uccidere un mostro vicino ai suoi piedi, immagine tipica della rappresentazione di Michele (purtroppo la parte inferiore è andata perduta). 

In realtà la chiesetta era utilizzata come lazzaretto e luogo di sepoltura per i malati del borgo di Caprile, mansione che ha ricoperto fino alla metà dell’800. Di sicuro è frequentato almeno dall’epoca longobarda, e la sua continuità di vita è impressionante: le decorazioni interne coprono vari secoli, dall’alto Medioevo al rinascimento. Nell’abside un affresco dell’XI\XII secolo, in cui viene rappresentato il Cristo benedicente in mandorla, con angeli e la Madonna, e gli apostoli, di gusto bizantineggiante. Se già un affresco di questo periodo è da considerare incredibile, ciò che si trova al di sotto lo è ancora di più: un distacco di una parte dell’affresco ha messo in luce un affresco più antico, dell’VIII\IX secolo, in cui si riconosce una santo la cui identità è però purtroppo sconosciuta. Un dato importantissimo che ci lascia intendere che già in quel periodo la chiesetta era uno dei punti di riferimento delle comunità locali. 

Ma ciò che rende questo luogo davvero incredibile è una altro affresco, conservato oggi nella medievale chiesa di Santa Maria delle Grazie nel centro del borgo di Caprile (di cui parleremo in un altro articolo!): questo affresco (purtroppo frammentario, ma bel leggibile) rappresenta la Crocifissione, ma in una veste completamente inedita ed unica al mondo. Gesù intanto è coperto da una tunica, mentre il soldato Longino calza le ciocie, calzatura tipica di questa parte del Lazio meridionale! E sempre Longino non tiene una lancia, come di solito si trova, ma una fune. Parliamo quindi di artisti locali, di una Crocifissione “Ciociara” per così dire, tanto unica quanto misteriosa.

Spero che la vostra curiosità sia stata solleticata, e perché no, vi sia venuta voglia di andare ad ammirare questo unicum mondiale, magari con una guida! Per info potete contattarmi via e-mail matteo.zagarola@gmail.com
A presto!

domenica 13 gennaio 2019

Eremo dello Spirito Santo, Roccasecca: natura meditazione storia.

ExpressTour all'eremo dello Spirito Santo a Roccasecca

Oggi vi presentiamo questa nuova rubrica, “l’itinerario del giorno”. È domenica, una bella giornata, voglia di fare una passeggiata ma non sapete dove andare: ci pensiamo noi a risolvere il problema! In questa rubrica presenteremo vari itinerari, da fare in poche ore, oppure che occupano una giornata intera, percorsi e luoghi che, di sicuro, non vi verrebbero mai in mente!

Iniziamo con un itinerario che proprio oggi abbiamo percorso con gli amici dell’associazione culturale ViviCiociaria (www.viviciociaria.com): da Roccasecca al millenario eremo dello Spirito Santo.


Un po’ di storia. Roccasecca è famosa nel mondo per essere il luogo natale di San Tommaso d’Aquino, per il castello che domina il borgo, ma non certo per l’Eremo dello Spirito Santo (o della Santissima Trinità). Un luogo conosciuto e molto frequentato dai locali, ma non molto conosciuto tra i “turisti”. L’Eremo nasce probabilmente alla fine del primo millennio dell’era cristiana in una grotta a picco sulle gole del fiume Melfa, come luogo di raccoglimento e preghiera, in un periodo storico in cui il monachesimo ascetico ed anacoretico si sviluppavano anche nella media Valle del Liri. Ancora oggi si può percepire il misticismo che pervade il luogo, luogo che di certo favorisce la pace e la meditazione.


Il tempo totale della visita è di circa 3 ore, il percorso è adatto a tutti e presenta una difficoltà bassa. Sono fortemente consigliate scarpe da trekking. Si sconsiglia vivamente di affrontare la visita durante i mesi estivi o in giornate molto calde.

La partenza dell’escursione è via Roma, impropriamente chiamata Piazza Longa, luogo centrale della vita di Roccasecca, con parcheggi, luoghi di ristoro e bar. Piccolo excursus: non si può passare da Roccasecca senza assaggiare la tipica “Sfogliatella Roccaseccana”: dolce tipico che ricorda vagamente quella napoletana, ma di consistenza e sapore completamente diverso, con molto cioccolato all’interno al posto dei canditi, un MUST di questa terra, che si può trovare proprio nei locali di via Roma! Da via Roma si parte in direzione ovest proseguendo fino al Cimitero cittadino, per poi prendere l’incrocio con la SP 7, il “Tracciolino”. Dopo circa 800 m una curva ci fa affacciare sulle Gole del fiume Melfa, e lo spettacolo che ci si para dinanzi è davvero mozzafiato: il fiume con le acque dal colore smeraldino unico al mondo, la valle del Liri sulla sinistra, l’Eremo nostra destinazione abbarbicato sulla parete rocciosa, varie grotte carsiche dal colore rossiccio, una vegetazione lussureggiante. 

Dopo aver scattato una foto di rito, proprio in piena curva, imbocchiamo il sentiero che scende sulla sinistra con le indicazioni per raggiungere l’Eremo. Al termine del sentiero svoltiamo a destra, attraversiamo il ponte sul Melfa (ponte ricostruito dopo essere stato distrutto dalle truppe Tedesche durante la guerra) e svoltiamo subito a destra. Proseguiamo per circa 20\25 minuti lungo un sentiero brecciato che ci conduce fino all’Eremo.

L’eremo è diviso in tre parti: la chiesetta, la parte anticamente adibita ad orto, e l’Eremo vero e proprio. Salendo fino in cima, il corpo centrale è completamente scavato nella roccia: celle degli eremiti, letti, cisterne, tutto rigorosamente in calcare, a testimoniare una vita di sacrifici e privazioni. Incredibile il sistema di canalizzazione delle acque: attraverso una sorta di tubatura (calcarea) l’acqua che percolava dalla volta della grotta veniva, anzi viene raccolta (ancora perfettamente funzionante!) e condotta ad una piccola cisterna interna.

Un luogo adatto alla meditazione, in cui l’unico suono che si sente è il soffio del vento e il rumore del fiume sul fondo della gola. Siamo a pochi minuti da Roccasecca, ma la caotica vita di tutti i giorni ci sembra quantomai lontana. Una passeggiata che coniuga storia, religione, ma anche (e forse soprattutto) natura: il panorama che si gode lungo il sentiero, dall’Eremo, valgono da soli la scampagnata. E se poi siete fortunati, vi potete anche imbattere nella...transumanza delle mucche in pieno centro cittadino!

Sedendosi lì, ascoltando solo la voce del vento ed i propri pensieri, non si può non pensare a coloro che hanno vissuto questo posto, e un tantino invidiarli: hanno potuto godere di uno spettacolo unico.

Per informazioni potete contattarmi all'indirizzo matteo.zagarola@gmail.com

E voi, cosa ne pensate? Ci siete mai stati? Vale la pena visitare un luogo del genere? Fateci sapere!

martedì 11 dicembre 2018

Roccasecca, castello di San Tommaso D'Aquino: speciale castelli


Per lo “Speciale Castelli” iniziamo il nostro viaggio da uno dei castelli più evocativi dell’Italia centrale: il Castello di Roccasecca. Fondato dai monaci del monastero di Montecassino alla fine del X secolo d.C., divenne poco dopo feudo della potente famiglia dei D’Aquino. E proprio qui, secondo la tradizione, nacque nel XIII sec. Tommaso, il Doctor Angelicus, uno dei più famosi ed importanti filosofi della Chiesa Cattolica. Ben riconoscibili ancora le strutture centrali, che si stagliano sullo sfondo della Valle del Liri e la valle del Melfa, ancora a proteggere e controllare le piane e le gole dei fiumi. Le mura trecentesche ancora circondano il castello, il borgo tuttora abitato, la prima Chiesa al mondo dedicata a San Tommaso d’Aquino, ma di questo parleremo a breve nel nostro “Speciale Borghi”!

domenica 9 dicembre 2018

Campolato-Arce: una torre nella natura


Un luogo a cui siamo particolarmente legati: Campolato. Torre del XIV sec., in un luogo di rara bellezza a picco sul fiume Liri. Incredibile tra i colori delle serate autunnali… Siamo ad Arce, in provincia di Frosinone, frazione Sant'Eleuterio. Il nome antico del luogo era Campolato, secondo la tradizione sede di una villa appartenuta a Quinto, fratello di M. Tullio Cicerone. Dell'antico borgo resta solo l'imponente torre del XIV sec., ricostruita su una torre precedente (XII sec.) e l'antica taverna. Luogo di confine tra il regno di Napoli e il Patrimonio di San Pietro, il borgo viene distrutto dall'Imperatore Corradino di Svevia nella seconda metà del '200. Ben visibili gli stemmi araldici della famiglia D'Angiò e della famiglia Cantelmo, promotori della ricostruzione della torre. Immersa nella natura, con accesso diretto al fiume Liri, è uno dei luoghi della Ciociaria sconosciuta, in cui perdersi alla ricerca della storia antica. Semplicemente magnifica.