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lunedì 13 maggio 2019

Una passeggiata tra tremila anni di storia: dal monte Asprano a Castrum Coeli


Storia, natura, archeologia e misticismo si fondono in un unico spettacolo

Ciao ragazzi, oggi parleremo di uno dei luoghi più suggestivi del frusinate, il Monte Asprano. Lo ho definito luogo, ma il termine è inesatto: la bellezza e l’unicità di questa collina deriva dall’unione di più luoghi diversi. Ma andiamo con ordine. Il massiccio è suddiviso tra tre comuni, Roccasecca, Colle San Magno e Castrocielo. Una rete di sentieri tutto sommato abbastanza ben tenuti permettono di andare alla scoperta di una serie di piccole perle, e, percorrendo “l’anello” che gira intorno alla collina, si attraversano diversi borghi.

Oggi volevo parlare proprio del percorso, non soffermandomi molto sulla storia e la descrizione del luoghi, ma lanciandovi solo qualche “frecciatina” che spero vi faccia incuriosire! Di qualche luogo ne abbiamo già parlato, altri li affronteremo successivamente.

Arrivando a Roccasecca, frazione Castello, abbiamo subito il primo incontro ravvicinato del quarto tipo con la storia incredibile del territorio: troviamo qui infatti i resti del Castello dei Conti d’Aquino, la famiglia di San Tommaso d’Aquino, uno dei più importanti dottori (e santi) della chiesa Cattolica. Due passi nel borgo sono d’obbligo, tra le viuzze, gli archi a sesto acuto che ogni tanto fanno capolino sui muri delle abitazioni, tra i cancelli, fino ad arrivare alle mura trecentesche con le porte, le torri, le feritoie. Giungiamo in breve alla chiesa di San Tommaso, in posizione eccezionale, prima chiesa al mondo dedicata al Santo, pochissimi anni dopo la sua morte e canonizzazione. All’interno della chiesa alcuni affreschi altomedievali di incredibile valore, staccati da una chiesetta benedettina che sorgeva in località San Pietro e Campea, ormai perduta. Fortunatamente gli affreschi sono stati salvati, e costituiscono un patrimonio importantissimo.


Una prima tappa davvero intensa! Riprendendo il cammino, al di fuori delle mura, imbocchiamo un sentiero (con una pendenza iniziale abbastanza impegnativa a dire il vero!) che ci porta alla cosiddetta “Torre Cannone”, una torre (restaurata) di forma cilindrica, ubicata all’altezza della parte centrale del castello, di cui si ammirano i resti da posizione privilegiata, con, sullo sfondo, la valle del Liri (vedi foto a lato). Sulla destra lo sbocco della valle del Melfa e Roccasecca, di fronte il castello, a sinistra la valle del Liri con vista mozzafiato, alle nostre spalle Castrum Coeli, monte Cairo e Colle San Magno.

Proseguiamo il percorso tra una natura lussureggiante, completamente immersi nella vegetazione, e dopo una ventina di minuti intravediamo alcune case: è il borgo di Cantalupo, una delle frazioni di Colle San Magno, anzi per essere precisi la frazione più antica di Colle San Magno. Si attraversa il borgo, godendosi l’aria di altri tempi che vi si respira e gli scorci da cartolina, in cui il tempo sembra essersi fermato. Usciti da Cantalupo abbiamo sulla sinistra il centro storico del “Colle”, da cui il nome moderno del Comune. Una passeggiata tra le sue stradine è d’obbligo, arrivando all’altro capo del borgo ad una piazzetta su cui spicca la torre quadrata che difendeva il perimetro murario.


Tornando sul percorso, inizia la salita verso la sommità di Castrum Coeli, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo. Si sale, ma usiamo il sentiero antico, non la brecciata moderna. Entreremo nelle mura dell’abbandonato borgo di Castrum Coeli, di cui potremo ammirare le rovine, i resti delle abitazioni, del castello, delle difese, fino a giungere alla chiesa dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo. Il panorama è semplicemente mozzafiato. Si domina tutta la valle, di fronte a noi i monti Aurunci, e, sorpresa sorpresa, al termine meridionale degli Aurunci, appare la linea di costa, il mare e… Ischia! Già solo questo panorama vale la passeggiata! E se siete amanti della storia, non potete non ammirare alcuni resti delle mura in opera poligonale (le famose mura megalitiche o ciclopiche), di epoca preromana, che ancora sono visibili!


Iniziamo la discesa lungo il percorso che segue la statua della Madonna proveniente da Castrocielo il Lunedì in Albis durante la processione alla chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, nei pressi della quale si incontra con la statua proveniente da Colle San Magno, a ricordare l’antichissima origine comune dei due centri, quello stesso borgo di Castrum Coeli che abbiamo appena salutato.

Il sentiero è davvero piacevole, la discesa non particolarmente faticosa, arrivando infine al borgo di Castrocielo. Ci godiamo una altro centro storico, ma qui una sosta al museo situato nella sede municipale è d’obbligo: museo piccolino, ma in cui sono conservate cose incredibili. Alcune tombe Sidicine rinvenute durante gli scavi coordinati dalla Soprintendenza Archeologica sono state smontate e ricostruite nel museo, con i resti dei defunti, i corredi funebri, le decorazioni architettoniche, le casse in legno! Oggetti di valore inestimabile, che difficilmente vedrete altrove, anche perché trovare una tomba principesca di un membro di questo popolo, i Sidicini, che in epoca preromana si estendeva da Teanum Sidicinum (Teano) a Castrocielo, non è affatto semplice! Altro oggetto incredibile, una piccola tavoletta in piombo di epoca romana, su cui è stata incisa una maledizione! Una vera e propria “fattura” antica, un reperto quasi unico (se ne contano pochissime in tutto il mondo) e, molto divertente! Sono poi particolarmente legato a questo reperto perché questa è la prima iscrizione che ho studiato e pubblicato insieme alla Dottoressa Giovanna Rita Bellini della Soprintendenza Archeologica del Lazio, pubblicazione di cui vado estremamente fiero!
Per alcune foto del museo visitate il sito https://www.visitcastrocielo.it/localita-museo-archeologico

Torniamo poi sul percorso, e da qui in poi dobbiamo proseguire sulla via asfaltata, tra uliveti ed orti, fino ad arrivare ad un altro piccolo borgo (il quinto dell’Anello!), Caprile. Anch’esso dalla storia antichissima, merita una sosta per svariati motivi. Il primo è la bellezza in sé del borgo, con i passaggi dei vicoli coperti ancora con le travi a vista in legno, le abitazioni antichissime. Il secondo motivo è la visita alla chiesa di Santa Maria delle Grazie. Non mi soffermo sulla storia e l’architettura della chiesa (assolutamente da non perdere), ma volevo fare solo un cenno ad alcuni affreschi conservati in essa: del periodo medievale, uno in particolare attira l’attenzione, in quanto rappresenta (si legge perfettamente, anche se frammentario) la Crocifissione, ma con elementi di estremo interesse. Gesù appare infatti completamente vestito, il soldato è rappresentato con una fune, quasi a tirar su con una carrucola il corpo di Gesù, ma soprattutto calza un paio di ciocie! Una cosa davvero incredibile!

Dal borgo di Caprile facciamo una deviazione per raggiungere il cosiddetto Eremo di San Michele, cioè la chiesetta rupestre di Sant’Angelo in Asprano. Il nome deriva da un affresco quattrocentesco all’ingresso che rappresenta proprio San Michele. Interessanti anche in questo caso gli affreschi, i più “recenti” del XV secolo, mentre appaiono, a tratti, resti di affreschi molto più antichi, del periodo altomedievale. Assolutamente da non perdere. Anche per il luogo, estremamente affascinante: subito sotto una parete calcarea a strapiombo, sollevando gli occhi ed osservando attentamente la parete ci accorgiamo di essere esattamente sotto il castello di Roccasecca, il castello dei conti di Aquino!


Una volta tornati al borgo di Caprile, riprendiamo il percorso che dopo pochi minuti ci conduce di nuovo alla frazione Castello di Roccasecca. Salendo le scalinate interne del borgo quindi terminiamo il nostro anello, dopo aver visitato cinque borghi, tre comuni, paesaggi naturali molto differenti, due castelli, un museo, una chiesetta rupestre, due chiese, ed aver ammirato resti che coprono quasi tremila anni di storia!


Allora, vi è venuta un po’ di curiosità?
Spero che l’articolo vi sia piaciuto! Fatemi sapere cosa ne pensate, lasciate un commento, e magari pensate ad una passeggiata fuori porta!
Alla prossima!


venerdì 3 maggio 2019

Esperia: alla ricerca dei dinosauri

La Jurassic Park dei monti Aurunci


Ciao ragazzi, qualche giorno fa abbiamo visitato con i soci dell’associazione Itinarrando (https://www.facebook.com/assculturaleitinarrando/) le bellezze di Esperia (FR). Un luogo tra le colline dei monti Aurunci, immerso nel verde, che racchiude dei luoghi di interesse incredibile.

Raccontando la storia di questo luogo abbiamo attraversato le ere geologiche e coperto una storia di milioni di anni, per la precisione circa 120 milioni di anni! Sì, perché la storia più antica da raccontare qui ad Esperia risale a proprio a circa 120 milioni di anni fa.

Ma cosa succedeva sulla Terra in quel periodo? Il globo era dominato dai dinosauri, di acqua, terra ed aria. Erano loro i padroni incontrastati del nostro pianeta. E qui ad Esperia è stata trovata traccia proprio di questi animali, tanto distanti cronologicamente da noi quanto vivi nel nostro immaginario.

Su una parete rocciosa infatti qualche anno fa è stato avvistato qualcosa di strano: degli avvallamenti nel manto roccioso dalle forme e dimensioni disparate, qualcosa insomma di un po’ strano. Grazie agli studi dell’Università la Sapienza di Roma sono state riconosciute come impronte lasciate da dinosauri! Una vera e propria “passeggiata” degna della migliore sceneggiatura di Spielberg, e la più antica del Lazio!

Avete visto il film Jurassic Park? Ricordate la scena in cui enormi dinosauri erbivori passeggiano in mandrie gigantesche brucando, con i piccoli Velociraptor carnivori che si aggirano nelle vicinanze? Ecco, ad Esperia questa scena la possiamo vivere in prima persona! Le impronte lasciate sono proprio quelle di erbivori e carnivori, forme ellittiche e subcircolari riconducibili a sauropodi e forme più triangolari riferibili a teropodi, in cui si riconoscono ancora gli artigli e le dita! Una cosa incredibile, ed il film ci aiuta davvero ad immaginare cosa è successo proprio lì così tanti milioni di anni fa.

Con un salto in avanti di parecchi milioni di anni siamo arrivati al medioevo, alla fondazione del castello chiamato Roccaguglielma dal nome del suo fondatore, Guglielmo di Blosseville, che nel 1103 fonda questa imponente struttura, che ancora oggi, anche se modificata più e più volte, è adagiata sulla sommità del monte Cecubo, a difesa del paese.

Ancora ben visibile molte strutture del castello, ci fanno immergere in una ambientazione animata da dame e cavalieri, in un luogo da cui si domina un paesaggio incredibile, dagli appennini alle verdi colline aurunche, da Montecassino alla piana del Liri. Un luogo davvero mozzafiato, che in primavera, tra fiori, profumi e sole tiepido ci fa vivere una esperienza magnifica.

Altro salto nel tempo e ci spostiamo alla Seconda Guerra Mondiale. Esperia è sulla linea Gustav, difesa strenuamente delle truppe tedesche contro l’esercito alleato, in questo caso truppe francesi. Ma Esperia è, purtroppo, più colpita da coloro che dovevano liberarli, che da coloro che la opprimevano: a maggio, proprio qui, viene sfondato il fronte, i tedeschi battono in ritirata dopo mesi di feroci battaglie ed inizia la tragedia. Le truppe francesi provenienti dal nord Africa si danno alla pazza gioia: furti, stupri, omicidi; Esperia (ma anche molti altri paesi) vengono trattati come “prede di guerra”, in cui tutto era lecito. In poche ore centinaia di stupri e violenze fisiche, unite a decine di omicidi terrorizzano la popolazione civile. Ancora oggi la storia di ciò che accadde in quei terribili giorni resta oscura, come anche il numero delle vittime. Omicidi, sevizie, stupri sono conosciuti come “marocchinate”, denunciate e divenute famose agli occhi del mondo grazie al film “La Ciociara” di Vittorio de Sica.

Una visita guidata molto interessante, con un gruppo che, come sempre, si dimostra attento e piacevole, insomma fantastico! Una giornata stupenda, all’insegna dell’allegria in un luogo poco conosciuto, ma che di sicuro merita una visita.

Vi è venuta un po’ di curiosità? Se cercate altre notizie su Esperia non esitate a contattarmi, o a visitare il sito ufficiale del Comune di Esperia http://www.comune.esperia.fr.it/manifestazioni/manifestazioni_action.php?ACTION=uno

Fatemi sapere se l’articolo vi è piaciuto, lasciate un commento o descrivete la vostra esperienza!
A presto!

lunedì 4 febbraio 2019

Acquaviva, Vallecorsa Vecchia. Alla scoperta di un sito sconosciuto tra i monti Ausoni

Nel cuore degli Ausoni, tra natura, storia ed archeologia


Ciao ragazzi, oggi torniamo con il nostro “speciale castelli”, parlando di Acquaviva, o Vallecorsa Vecchia, nel comune di Lenola (LT), nelle vicinanze di Vallecorsa (FR). In realtà parlando di questo sito non si può trascendere dal parlare del castello E del borgo, che formano un unico, magnifico, sito da esplorare.

Arroccato su una collina di 617 metri dei Monti Ausoni, Acquaviva è un borgo medievale abbandonato. Ancora oggi sono perfettamente visibili varie strutture sia del borgo che del castello, ma ciò che davvero cattura il visitatore è il panorama mozzafiato che si gode: si spazia dalle isole Ponziane alla piana e al lago di Fondi, ai monti Ausoni. Un punto di osservazione davvero incredibile.

Ciò che rimane è probabilmente il rifacimento del borgo e delle strutture difensive attribuibili al XV\XVI secolo. Proprio in quel periodo Acquaviva è (presumibilmente) uno dei luoghi attraversati da Giulia Gonzaga per sfuggire al rapimento che il pirata barbaresco Khair ed Din, signore dei pirati che infestavano il Mediterraneo, tentò nei suoi confronti nel 1543. Donna bellissima, intelligente e di estrema cultura, famosa in tutta Europa, vedova di Vespasiano Colonna (conte di Fondi e duca di Traetto, l’odierna Minturno), e mecenate di numerosi artisti dell’epoca (uno fra tutti Torquato Tasso, ospitato proprio nel castello di Fondi).

La duchessa Giulia Gonzaga però riuscì a sfuggire al pirata, secondo la tradizione, cavalcando a briglia sciolta verso Vallecorsa e da lì poi verso Roma, passando, probabilmente, proprio per Acquaviva, ormai abbandonata.

Le notizie storiche sul borgo sono davvero scarne: la prima attestazione è dell’anno 1073 in un lascito del duca di Fondi Liuttfried all’abbazia benedettina di Montecassino. Dunque il borgo è precedente a tale data, ma non sappiamo di quanto; una datazione al X secolo quindi, intorno all’anno Mille, non è da ritenere errata. Dai documenti quattrocenteschi risulta che il borgo era, alla metà del secolo, ormai quasi completamente disabitato ed abbandonato, forse rifugio di pastori ma non più luogo di vita quotidiana.

Erroneamente chiamato anche Vallecorsa Vecchia, perché nella tradizione popolare sarebbe stato il luogo da cui sarebbero giunti gli abitanti della moderna Vallecorsa. Ma quando il borgo viene abbandonato, Vallecorsa ormai esisteva già da parecchio tempo, e se anche una parte degli abitanti di Acquaviva si fossero trasferiti lì, arrivare ad immaginare il borgo abbandonato come la parte “Vecchia” di Vallecorsa è un errore.

Raggiungibile percorrendo un sentiero di una bellezza incredibile, dal 2004 è un “Monumento Naturale” della Regione Lazio. La passeggiata è piacevole e molto interessante per gli amanti del trekking, della natura e dell’archeologia. Un sito davvero sconosciuto, ma che racchiude un fascino particolare.

Vi è venuta voglia di farci un salto? Cosa ne pensate? Nel frattempo vi segnalo la visita guidata al sito che ExpressTour terrà domenica 10 febbraio, organizzata dall’Associazione Culturale ViviCiociaria https://www.facebook.com/events/336598683846248/ 

Grazie all’amico Alex Vigliani (https://www.facebook.com/alex.vigliani ) per le sue foto sempre magnifiche!

Per info sul sito visitate il sito del comune di Lenola www.comunedilenola.it

Per altre informazioni e commenti potete contattarmi al mio indirizzo matteo.zagarola@gmail.com
A presto!


mercoledì 23 gennaio 2019

Castrum Coeli: un castello e un borgo dalla storia millenaria sul Monte Asprano (Colle San Magno, FR)

Uno dei tramonti più belli della Ciociaria

Sulla sommità del monte Asprano, sconosciuto ai più, sorgono i resti Castrum Coeli. Il luogo è sicuramente più noto per il tradizionale pellegrinaggio (che ancora oggi vede coinvolte centinaia di persone) il giorno del Lunedì in Albis (Pasquetta), durante il quale due statue della Madonna partono una da Castrocielo ed una da Colle San Magno per visitare la chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, che proprio sulla sommità dell’Asprano è ubicata.
del castello e del borgo fortificato di

Ma perché un rituale così particolare? Perché da due paesi diversi, due statue distinte, si inerpicano sul sentieri faticosi per raggiungere la vetta della collina? Historia magistra vitae diceva qualcuno. Andiamo a scoprirla.

Le prime tracce di frequentazione della sommità dell’Asprano sono da collocare all’epoca preromana. Come molti altri luoghi d’altura della Ciociaria, importantissima in quel periodo sia dal profilo economico che strategico, anche questa vetta viene fortificata e diventa un luogo forse di difesa, sicuramente di avvistamento. Il panorama che si gode da qui infatti è incredibile, ed ancora oggi lascia senza fiato: si spazia dall’alta Ciociaria a tutta la valle del Liri, fino al massiccio di Rocca Monfina, fino al Golfo di Napoli. Incredibile ammirare da qui, lontano lontano, la forma inconfondibile di Ischia. Proprio per sfruttare questa posizione privilegiata dunque il sito viene fortificato, ed ancora oggi è visibile qualche lacerto di mura in opera poligonale (le cosiddette mura megalitiche o ciclopiche).

Le notizie storiche sono scarne, ma si può facilmente ipotizzare che durante il periodo romano il sito non abbia ricoperto un ruolo fondamentale per il territorio, anzi. Ruolo di rilievo che invece riacquista durante il Medio Evo: con l’abbandono progressivo delle pianure e la “fuga” verso le alture anche la sommità dell’Asprano viene di nuovo abitata, e proprio qui nasce il borgo di Castrum Coeli. Un borgo non facile da raggiungere, che domina la valle del Liri ma intorno al quel mancano campi coltivabili e, soprattutto, acqua. Per sopperire alla mancanza di acqua verranno costruite diverse cisterne, alcune delle quali ancora conservate.

Ma seppur con queste problematiche Castrum Coeli è troppo importante per la difesa del sud Italia. Un primo castello deve essere stato costruito durante l’alto Medio Evo, ma è con l’imperatore Federico II di Svevia che il luogo assume la forma che ancora oggi è riconoscibile. L’imperatore infatti ordina la ricotruzione del castello e delle fortificazione, a testimoniare l’importanza strategica che lo stesso Federico dava a questo sito.

Le condizioni di vita nel borgo però dovevano essere difficili, ed ecco perché nel corso dei secoli (tra il XIII ed il XVI secolo) esso viene progressivamente abbandonato. Gli abitanti fonderanno Cantalupo, la frazione più antica di Colle San Magno, il “Colle”, da cui Colle San Magno, e Castrocielo, chiamata precedentemente Palazzolo.

È per ricordare questa antica unione che il lunedì di Pasqua si celebra questo rito: gli abitanti dei due borghi, ormai separati da secoli, si rincontrano sulla vetta per ricordare la loro appartenenza ad un unico, ormai abbandonato, luogo: Castrum Coeli.

Ancora oggi sono ben visibili i resti del borgo antico, case diroccate, una chiesetta, le mura cittadine con le loro torri, il tutto condito da una vegetazione lussureggiante, che uniti al panorama ne fanno un luogo unico al mondo. Il periodo migliore per visitarlo è sicuramente marzo, il periodo di fioritura dei mandorli: ce ne sono a decine, e vedere la collina ed i resti medioevali ricoperti da fiori è qualcosa di indescrivibile. La parte più maestosa conservata è senza dubbio il mastio, sulla punta più alta della collina, da cui si gode una vista mozzafiato, ed una torre costruita con vista sul castello di Roccasecca, quasi a voler controllare l’altro castello.

Un luogo da non perdere assolutamente per gli amanti del trekking, della storia, della natura e della fotografia, perché è davvero unico. Se volete godervi uno dei tramonti più affascinanti della Ciociaria, avete trovato il luogo adatto.


Per qualsiasi informazione, per visite guidate e commenti il mio indirizzo è matteo.zagarola@gmail.com

Grazie all’amico Alex Vigliani per la magnifica foto!

domenica 20 gennaio 2019

La Chiesa di San Tommaso (Roccasecca, FR)

Uno dei luoghi più affascinanti della Ciociaria

Tommaso d’Aquino muore il 7 marzo 1274, dopo aver scritto alcuni dei testi più importanti della cristianità. Doctor Angelicus, così era chiamato. Venne canonizzato nel 1323 dal pontefice Giovanni XXII, pochissimi anni dopo la sua morte dunque. Evento questo abbastanza particolare, considerata la lunghezza del processo di canonizzazione, ma che deve essere stato accorciato di molto proprio per l’altissima considerazione che tutti avevano di Tommaso.

Proprio nel luogo della nascita di Tommaso la sua venerazione era più forte; un territorio legato alla religiosità, all’ascetismo, alla meditazione, in cui Tommaso già era considerato santo, ben prima della sua reale canonizzazione. Ed è qui, a Roccasecca, che immediatamente dopo l’evento del 1323 inizia la costruzione della prima chiesa dedicata al Santo.

Non abbiamo date certe riguardanti la costruzione della chiesa, ma di certo i lavori iniziano subito dopo il 1323 (anno di canonizzazione di Tommaso) e non devono essere durati troppo a lungo. Ubicata sul monte Granaro (una delle pendici del massiccio del monte Asprano) a dominare la valle del Liri, a metà tra il borgo medievale (frazione Castello) e le rovine del castello dei Conti d’Aquino, è costruita in calcare locale ed è la prima chiesa al mondo dedicata a San Tommaso d’Aquino.

La chiesa nel corso dei secoli viene inglobata in un complesso monasteriale domenicano, di cui era il fulcro. Ciò che si presenta oggi agli occhi del visitatore è la somma degli eventi storici degli ultimi secoli: il complesso è stato distrutto durante i bombardamenti della seconda Guerra Mondiale, ed anche la chiesa ha subito notevoli danni. Ricostruita nel dopoguerra, viene rimaneggiata più volte, ma ancora presenta alcune parti originali: dall’esterno è difficile intuire che si tratta di una struttura fortemente ricostruita. Anche il campanile è, in larga parte, quello antico. L’interno invece risalta per l’intonaco bianco, chiaramente moderno.

L’arco centrale, a sesto acuto, anche se ricostruito, divide a metà la chiesa, tra la parte dedicata ai fedeli e la parte del presbiterio. Sulla sinistra dell’altare si apre una nicchia in cui ancora è conservato un magnifico affresco quattrocentesco della Madonna con Bambino. Affresco di particolare interesse, perché avvicinandosi ci si accorge che gli strati finali di pittura sono andati perduti e quindi è venuta alla luce la preparazione con le linee guida e i vari contorni poi bocciati dall’artista. Un unicum, un work in progress che ci fa capire il modo di lavorare, i colori utilizzati, la tecnica di un artista del ‘400.

Gli affreschi interni, su cornici mobili, non sono gli originali di questa chiesa, ma provengono da un’altra frazione di Roccasecca: provengono infatti dalla chiesetta benedettina di San Pietro e Campea. Situata nella omonima frazione, è oggi purtroppo andata completamente perduta, anche se fortunatamente gli affreschi medievali sono stati staccati e sono preservati all’interno della Chiesa di San Tommaso. Di particolare pregio, sono forse il fiore all’occhiello delle decorazioni di questa chiesa.

Praticamente nulla rimane invece del monastero adiacente, eccetto qualche lacerto di muro qui e là. Restaurate invece le mura cittadine trecentesche che si trovano a pochi metri dalla chiesa, cinta su cui ancora sono ben visibili torri, porte e, a volte, perfino le merlature antiche.

Un luogo assolutamente da non perdere, da cui si gode un panorama davvero incredibile.

Grazie all'amico Alex Vigliani per la magnifica foto! 

Per altre foto ed informazioni visitate il sito internet https://www.roccaseccaturismo.it/localita-chiesa-di-san-tommaso

Per informazioni varie e visite guidate il mio indirizzo è matteo.zagarola@gmail.com

martedì 11 dicembre 2018

Roccasecca, castello di San Tommaso D'Aquino: speciale castelli


Per lo “Speciale Castelli” iniziamo il nostro viaggio da uno dei castelli più evocativi dell’Italia centrale: il Castello di Roccasecca. Fondato dai monaci del monastero di Montecassino alla fine del X secolo d.C., divenne poco dopo feudo della potente famiglia dei D’Aquino. E proprio qui, secondo la tradizione, nacque nel XIII sec. Tommaso, il Doctor Angelicus, uno dei più famosi ed importanti filosofi della Chiesa Cattolica. Ben riconoscibili ancora le strutture centrali, che si stagliano sullo sfondo della Valle del Liri e la valle del Melfa, ancora a proteggere e controllare le piane e le gole dei fiumi. Le mura trecentesche ancora circondano il castello, il borgo tuttora abitato, la prima Chiesa al mondo dedicata a San Tommaso d’Aquino, ma di questo parleremo a breve nel nostro “Speciale Borghi”!