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martedì 21 maggio 2019

Turismo “green” parte II

Altre riflessioni sull’argomento

Ciao ragazzi, proseguiamo oggi il capitolo precedente, Turismo “green”, che potete leggere qui: https://expresstour2.blogspot.com/2019/05/il-turismo-green.html
A completare l’articolo di ieri volevo segnalare un articolo inglese. Avrete sicuramente letto o visto le foto del Vallo di Adriano stuprato e distrutto da turisti scellerati. Ecco, l’articolo è di ieri: https://www.mirror.co.uk/news/uk-news/hadrians-wall-collapsing-under-weight-16172485
Proprio ciò a cui mi riferivo nella prima parte dell’articolo. Tutto per il “selfie perfetto”. Tutto per poter postare su Facebook o sugli altri social una foto “unica”, magari anche un po’ “fuorilegge”. E chi vive la quotidianità di Roma sa che anche nei maggiori attrattori turistici della città situazioni ben oltre la legalità ed il buonsenso sono la routine. Anche a costo di farsi male.

Ma oggi voglio soffermarmi su un altro articolo che ha catturato la mia attenzione, e che è stato lo spunto per scrivere: http://www.airportwatch.org.uk/2018/11/the-concept-of-flying-shame-is-growing-in-sweden-shame-if-you-fly-too-much-due-to-the-co2-emissions/ . Flying shame. Brevissimamente: sempre più persone, in Svezia, stanno evitando l’aereo come mezzo di trasporto perché inquinante, arrivando quasi a “vergognarsi” quando devono volare. Insomma, stanno cercando di eliminare qualsiasi forma di inquinamento dalle loro vite.

Che dire, mi sembra una posizione un pochino eccessiva, estremista. Però ci fa capire qualcosa: che cioè dobbiamo cambiare le nostre abitudini, anche in fatto di turismo. Certo abbandonare l’aereo per passare solo al treno è forse troppo, ma qualcosa nel nostro piccolo possiamo fare. Ancora nei periodi di “ponti” le autostrade sono intasate, tutti in macchina e via, si parte! O meglio ci si incolonna, parcheggiandosi di fatto in autostrada. Ma siamo sicuri che la macchina sia l’unico modo per raggiungere la nostra meta? Davvero non ci sono altri modi? O semplicemente amiamo la comodità? Sicuramente partire in macchina è comodo, nessun orario da rispettare, possibilità di portare bagagli senza problemi, magari tempi di percorrenza minori, ma soprattutto la possibilità di spostarsi dal luogo di villeggiatura con la massima facilità.

Tuttavia chiediamoci quanto la nostra macchina inquina. Chiediamoci quante emissioni nocive potremmo risparmiare utilizzando altri mezzi. Almeno quando ciò è possibile.

E per la nostra passeggiata domenicale? Quante volte vi è capitato di andare a fare una bella passeggiata in montagna, o in un sito archeologico, aria pulita. E poi centinai di macchine, quasi tutte con uno o due passeggeri. E tanti saluti all’aria pulita di montagna. Nessun mezzo pubblico arriva lì dove vogliamo andare?

Sta prendendo piede, proprio per ovviare a questi problemi di mobilità (diciamocelo, alcuni luoghi sono serviti in maniera pessima dai mezzi pubblici normalmente, figuriamoci di domenica…), il fenomeno del car sharing, cioè della condivisione della vettura. Una cosa fantastica. Si abbattono le emissioni, visto che un numero estremamente infinito di macchine circolano, ma questo fenomeno ha un altro aspetto positivo, meno “materiale”: fa allacciare rapporti interpersonali. Spesso ce ne dimentichiamo, ma turismo significa anche questo, conoscere persone nuove, stringere nuove amicizie. Condividere una macchina ha quindi anche questo vantaggio: farci incontrare compagni nuovi. Qualcosa che negli anni si è perso, e magari in questo mondo in cui siamo tutti connessi (e sempre più soli in realtà) fare due chiacchiere “live” potrebbe non essere una cattiva idea.

Gli amici dell’Ass. culturale Itinarrando (https://www.facebook.com/assculturaleitinarrando/ ) stanno puntando molto sul car sharing, ad ogni iniziativa propongono questa soluzione, ed i risultati si vedono. Moltissimi soci ne usufruiscono, e l’ambiente ringrazia. Esempio virtuoso da copiare.

Turismo “green” non significa solo non sporcare, non sprecare, non distruggere. Significa anche progettare il viaggio pensando al minor impatto possibile sul territorio, sulla natura. Quando iniziamo a pensare al nostro prossimo viaggio valutiamo diverse opzioni, non fermiamoci al “vado in macchina”. Anche perché questa simbiosi mutualistica con la macchina ci ha fatto perdere un altro aspetto fondamentale del viaggio: il camminare.

Nel percorso stradale perdiamo una serie di piccoli dettagli, odori, paesaggi, fiori. Provate a fare una passeggiata lungo un percorso che abitualmente fate in macchina: vi accorgerete di tantissime cose che non avevate mai notato prima. A maggior ragione, siete in vacanza, a visitare un posto da sogno: davvero volete perdere la possibilità di una scoperta a 360 gradi?

Si parla in questo periodo (soprattutto ora in campagna elettorale) di “turismo sostenibile”. Ottimo, benissimo. Problema: come raggiungere determinati luoghi senza alcun trasporto pubblico o soluzioni turistiche? A piedi? Sarebbe bello, ma purtroppo non tutto è raggiungibile semplicemente camminando, spesso anche a causa di tempistiche ridotte.

Uno dei passaggi di progettazione di valorizzazione del territorio dovrebbe proprio essere pensare alla mobilità. Peccato che di solito tale passaggio venga “dimenticato”. Alcuni progetti sono magari magnifici, ma poi i visitatori si contano sulla punta delle dita. E questo è sicuramente uno dei fattori che portano al fallimento di molti progetti. Cattedrale nel deserto rende bene l’idea.

Impensabile d’altro canto immaginare che tutti i visitatori arriveranno in automobile: se si sta sviluppando il flying shame, chissà cosa succederà alle macchine. Anche perché vi immaginate un borgo invaso dalle macchine dei turisti? Oppure un sito archeologico assediato dai parcheggi?

Ecco, la prossima volta che qualcuno vi espone un progetto di valorizzazione di un sito, di un territorio, fategliela la domanda: - Sì ma… come ci si arriva? -

Ho dato alcuni spunti di riflessione, davvero soltanto spunti. Come sempre lo scopo di questi articoli è farvi sorgere domande e dubbi, spero di esserci riuscito!
E voi? Cosa ne pensate? Preferite viaggiare in macchina o con i mezzi? Fatemelo sapere, lasciate un commento (anche per dirmi se l’articolo vi è piaciuto), condividete e magari datemi spunti su cui ragionare insieme! Che la "rivoluzione turistica" abbia inizio!
Grazie all'amico Alex Vigliani per la bellissima foto a Roccasecca (FR)!
Alla prossima!


lunedì 20 maggio 2019

Il turismo "green"


Turismo e salvaguardia ambientale


Ciao ragazzi, oggi è la Giornata Mondiale delle api (se volete notizie in più sulle api e su questo appuntamento: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Giornata-mondiale-delle-api-La-nostra-vita-dipende-da-loro-proteggiamole-2d50b959-8619-4c75-922e-a413cc5131b5.html?fbclid=IwAR2Wc2gxq9dGkuq_cCDIdHSLck6uR6-ohupxaoogF6J9cI_5xkeceC40U50#foto-1) e rimanendo in tema “green” volevo affrontare una tematica “turistica” sensu lato, cioè la connessione tra turismo e salvaguardia ambientale. Negli ultimi mesi sempre più persone sono state sensibilizzate sulle tematiche ambientali, anche grazie all’apporto della piccola Greta. Manifestazioni in tutto il mondo hanno fatto aprire gli occhi a molte persone sui rischi che il nostro pianeta corre, e ciò è un bene. Non mi soffermerò sulle polemiche che sono divampate in giro per il mondo, sulla piccola, sul suo libro, sui suoi sostenitori. Dirò solo: meglio tardi che mai. Finalmente una parte della popolazione terrestre sembra aver preso coscienza di un problema che potrebbe essere fatale al genere umano.

Piccolo excursus. I cambiamenti climatici e l’inquinamento possono davvero provocare la fine del genere umano, o quantomeno del mondo come lo conosciamo. Studi recenti hanno addirittura ipotizzato che i cambiamenti politici, le migrazioni e le carestie che hanno portato al collasso dell’impero romano di Occidente tra la fine del IV ed il V secolo siano dovute proprio a cambiamenti climatici su scala globale, e pare certo che la crisi del III secolo che ha sconvolto l’impero portando carestie ed epidemie non fossero altro che i risultati di un cambiamento climatico. Per non parlare delle grandi estinzioni che hanno cambiato il volto della terra durante l’arco della sua vita: in alcuni casi sono scomparsi fino al 95% delle specie che popolavano il globo. La colpa? Indovinate un po’. Sì, proprio del clima.

Capiamo immediatamente quindi che la situazione è grave. L’uomo ha distrutto e continua a distruggere l’ambiente. Lo modifica, lo sfrutta. Fino al punto di non ritorno. E, di solito, si accorge dei danni fatti quando ormai è troppo tardi.

Cosa c’entra questa predica ambientalista con il turismo, vi starete chiedendo. In realtà turismo e ambientalismo sono strettamente collegate. Il primo collegamento è tra il bene culturale (turistico) e l’ambiente\ecosistema. Un esempio. Potremmo dire che un bene culturale è come un bel bosco. Una risorsa. Il bosco può essere sfruttato, tagliato, utilizzato per trekking, camping, caccia, pesca, raccolta, “braciata” con gli amici. Stessa cosa il bene culturale: valorizzato, visitato, modificato, utilizzato per manifestazioni, eventi, mostre, sagre. Fino al punto di rottura. Fino a quando gli alberi tagliati sono più di quelli che ricrescono. Fino a quando i visitatori non superano il numero che il bene può sopportare. Fino a quando la sporcizia, il degrado e l’immondizia prendono il sopravvento.

Perché il bosco di cui sopra è un bene culturale a tutti gli effetti.

E i beni archeologici? Non sono anch’essi come quel bosco? Se in un bene archeologico, un museo, un sito, vengono stipati milioni di persone, non è forse come tagliare selvaggiamente quel bosco? Iniziamo quindi a pensare il bene storico, artistico, archeologico, come un ambiente naturale, e chiediamoci se lo stiamo sfruttando in maniera corretta oppure no.

Altro punto di incontro tra turismo e ambientalismo: produrre spazzatura. Il bene culturale è esattamente come un bosco: un luogo da tutelare dalla sporcizia. Sembra quasi stupido ricordarlo, e un po’ crea anche disagio dover ricordare alle persone di non gettare nulla per terra. Ma purtroppo (chi fa la guida turistica lo sa) capita anche questo: dover dire – Non gettate cartacce, non lasciate plastica, raccogliete l’immondizia. - Fa quasi sorridere, lo so. Ma è la realtà. Il turista spesso perde qualsiasi freno inibitore (e non a causa dell’alcool), e si comporta in maniera totalmente diversa da come si comporterebbe “a casa sua”. Studi psicologici associano questo cambiamento anche alla voglia di scaricare lo stress, di staccare la spina per intenderci, facendo e comportandosi in maniera opposta all’ordinario, rompendo le regole e le “catene” che in qualche modo imprigionano il nostro essere. Mi sembra giusto: quindi la prossima volta che andiamo in vacanza ricordiamoci di dare fuoco ad una macchina, tanto per sfogare lo stress e la frustrazione di una vita monotona.

Proprio questa giustificazione psicologia fornisce al subconscio del turista la scusante a comportamenti sbagliati, se non del tutto fuorilegge. Dal canto mio inasprirei le sanzioni fino all’espulsione dal paese per comportamenti del genere. Altro che sfogare lo stress. Andate in una spa.

E torniamo quindi al problema: esattamente come un bosco ipersfruttato da un turismo senza regole che produce spazzatura e lo danneggia irreversibilmente, lo stesso accade per le altre tipologie di beni. Abbandonare un fazzoletto, una cartaccia, un pezzetto di plastica “uccide” il bene. Un sito pieno di immondizia infatti farà una brutta impressione al turista, che quindi scriverà una pessima recensione, che sarà letta da chi era interessato a visitarlo, che quindi non andrà, che quindi non pagherà il biglietto di ingresso, che quindi non fornirà risorse al bene per mantenersi, che quindi collasserà senza un budget minimo disponibile e sarà chiuso. Ed ecco che il bene è stato ucciso. E proprio come in un ecosistema, saltando un pezzo del puzzle salta tutto: se il bene non è visitato la guida turistica non lavora, e di conseguenza non paga le tasse e non spende (con tutti i risvolti negativi sull’economia), non lavorano le strutture ricettive della zona, non lavorano i custodi, gli addetti alla manutenzione e così via. Il tutto per la cartaccia che dicevamo sopra.

Essere ambientalisti ha un costo minore che non esserlo, ricordiamocelo. E non solo economico.

Essere ambientalisti non significa solo scendere in piazza e manifestare, fare gesti eclatanti, diventare vegani o cose simili. Comportiamoci da ambientalisti nei piccoli gesti quotidiani. Cosa ci costa portarci la borraccia quando andiamo a fare una passeggiata, invece di comprare decine di bottigliette di acqua di plastica durante il percorso? Esempio stupido lo so, di sicuro tutti coloro che mi seguono e leggono già lo fanno. Ma è proprio da questi esempi stupidi che comincia la rivoluzione: dai piccoli gesti. E proprio da questi piccoli gesti nasce la rivoluzione turistica: sfruttiamo il patrimonio culturale in maniera corretta, non uccidiamolo. La prossima volta che organizzerete una passeggiata, una gita, una vacanza, riflettete su ciò che state pianificando.

Curiamo i siti archeologici, i musei, i borghi esattamente come faremmo con un bosco: una volta sfinito e distrutto, il bosco non esiste più.



E voi, cosa ne pensate? Come vi comportate durante una passeggiata o vacanza? Vi è mai capitato di assistere a comportamenti non appropriati? Fatemelo sapere, lasciate un commento e condividete, iniziamo questa “rivoluzione turistica”!
Alla prossima!

venerdì 3 maggio 2019

Gratuito: una parola che fa male

Gratis non è bello
Ciao ragazzi, ultimamente una tematica legata al turismo mi sta facendo riflettere molto, e sono certo che anche in molti di voi il dubbio sta crescendo. Leggo sempre più spesso, specialmente sui canali social, di associazioni, cooperative, enti, parchi che, in pompa magna, annunciano aperture speciali, visite guidate, accessi straordinari a monumenti spesso non accessibili, oppure a luoghi non proprio inseriti in circuiti turistici. Bene, anzi, benissimo. Però. Perché c’è un però.

Il però, grande come una casa, è una parolina che si trova regolarmente sulle locandine: GRATUITO. Ecco il però. Questo gratuito mi lascia quantomeno perplesso: ottimo per alcuni luoghi, una sorta di “offerta lancio” per pubblicizzare il luogo, oppure evento speciale a libero ingresso da svolgere una tantum per la promozione del bene, e fin qui nulla di strano. Anzi. Il marketing in fin dei conti funziona così.

Ma siamo sicuri che pubblicizzare eventi “comuni”, in date non festive, completamente gratuiti, sia un bene? Mi spiego meglio tramite esempi. Il mio ragionamento parte dalla Ciociaria, ricca di borghi e monumenti spesso non inseriti in alcun circuito turistico. Terra ricca anche di professionisti del settore, archeologi, storici dell’arte, guide turistiche. Professionisti che spesso, come il sottoscritto, cercano di presentare e far conoscere i luoghi con passione, dedizione e preparazione. E chiaramente a pagamento. Sì, perché la guida turistica è una persona che, dopo anni di studio, vive del suo lavoro, e quindi si paga. Strano vero?

Ecco, queste guide turistiche (ABILITATE, non dimentichiamolo) propongono itinerari e guidano persone alla scoperta del territorio tra mille difficoltà, non sempre superabili poi. Mettono a disposizione del visitatore la loro professionalità. E poi… E poi leggo che X propone visite guidate gratuite nel luogo Y.

Di solito la prima domanda che mi viene in mente è: visita guidata, chi sarà il professionista che svolge tale visita? Risposta, nel 99% dei casi: nessuno, un semplice appassionato. Ecco, proprio qui sta il problema. Sarò ripetitivo, ma repetita iuvant: andreste mai per un mal di denti da un avvocato? Oppure vi fareste mai rappresentare durante un processo da un cardiochirurgo? E allora perché lo stesso non dovrebbe valere per questa professione?

Purtroppo poi il risultato è scontato, e le recensioni di chi partecipa a queste manifestazioni sono pessime. Di soli pochi giorni fa la testimonianza di una coppia che ha partecipato ad uno di questi eventi (non farò nomi). La loro esperienza è stata terribile, non hanno capito nulla di ciò che la sedicente guida diceva, hanno fatto una confusione incredibile, da dimenticare in toto, concludendo che se avessero letto quattro righe su Wikipedia avrebbero avuto una esperienza migliore. Una pugnalata per me. Risultato: questa coppia non vuole più provare una esperienza del genere, ha fatto una pubblicità pessima a questi luoghi ed alla gestione del turismo, e nel caso in cui si dovessero trovare di nuovo qui utilizzerebbero Wikipedia, non fidandosi delle “guide”. Forse un po’ eccessivo. Forse. Ed è solo l’ultima di una lunga serie di lamentele di cui sono a conoscenza, condite sempre da un “ma perché non chiamano voi che lo fate di mestiere?”

La risposta è semplice: perché noi costiamo. E per fare la “visita guidata” gratuita ciò non è accettabile.

Sento ormai dappertutto associazioni varie, enti, politici e via dicendo riempirsi la bocca di parole come turismo sostenibile, green, turismo lento, di temi come “dobbiamo puntare sullo sviluppo turistico e del patrimonio culturale” eccetera eccetera. Benissimo. Ma cosa si fa poi in pratica? La giornata gratuita? Meglio non fare nulla. Continuate a fare ciò che avete sempre fatto, cioè niente: almeno non fate danni.

Tralasciando il fatto che siamo, un po’ dappertutto, in piena campagna elettorale.

Sì, perché di danni stiamo parlando. Danni economici e di immagine. Il visitatore rimane praticamente sempre scontento di tali manifestazioni, e la pubblicità che farà del territorio e del turismo sarà pessima, vanificando, se non distruggendo, il lavoro che professionisti tentano di portare avanti. Basta poco per annientare quel che faticosamente si è costruito nel tempo. Voi non sareste più contenti di spendere anche solo un paio di euro per avere un servizio di cui essere contenti, piuttosto che fare un qualcosa gratis ma che vi lascia scontenti? Meglio una manifestazione organizzata oppure qualcosa che è gratis ma durante la quale è tutto lasciato al caso? Si possono evitare problemi? Sì, sicuramente. Il professionista lo sa, e sa come prevederli e risolverli.

E poi, che figura si fa di fronte al visitatore che si imbatte in situazioni paradossali? Immaginate una passeggiata in un borgo arroccato su una collina, in cui si cammina su superfici sconnesse e per chilometri, e l’organizzazione “dimentica” di avvertire i partecipanti di munirsi di scarpe da trekking e che il percorso non è adatto a persone con problemi motori: si presenta la coppia di anziani che sul posto scoprono che non possono fare la “visita guidata”. Mettetevi nei loro panni. Ma tanto è gratis.

Altro danno, quello economico. Il giorno in cui si svolge l’evento gratuito una guida turistica ABILITATA perde una giornata lavorativa. Chi possiede una partita IVA sa cosa significa. Per non parlare dei “danni collaterali”: la coppia di cui sopra magari tornerà in Ciociaria, magari con degli amici, avrebbero chiamato una guida, che quindi avrebbe guadagnato un’altra giornata di lavoro. Invece oltre al danno, la beffa: ha perso la prima giornata perché gratuita, e la possibile seconda, o terza o quarta, a causa dell’incompetenza altrui.

La “visita guidata” gratuita poi pone un altro problema: rende la guida turistica, o l’associazione\ente\cooperativa che “si fa pagare” completamente fuori mercato: perché fare una visita con chi ti fa pagare quando puoi fare una cosa molto simile aggratis? Eticamente la cosa è aberrante.

E per favore, smettiamola con la frase populista “lo facciamo per aiutare coloro che non possono permetterselo” perché è una balla colossale. Spendere l’equivalente di un pacchetto di sigarette o di una birra al pub per la cultura non mi sembra un’eresia. Per i casi di indigenza ci sarebbero molti modi diversi per aiutare queste persone, ma offrire loro servizi scadenti (per non dire inesistenti) è una presa in giro.

Il visitatore vuole servizi, vuole stare bene, senza problemi, vuole divertirsi per poi tornare a vivere un’altra avventura. Non ha bisogno di improvvisati. Il nostro territorio non ne ha bisogno. La crescita del turismo passa anche da questo. Fino a quando questa cultura non sarà sradicata, rassegnamoci ad un turismo su cui “si deve puntare” ma che non decollerà mai. Un gioco, nulla di più.

Con questo articolo sicuramente mi attirerò le ire di molti, critiche e quant’altro. Di sicuro ha delle lacune, è un articolo scritto di getto. La mia speranza però è, come per tutti i miei articoli, di far sorgere dubbi e riflessioni, magari anche sbagliando con le mie idee. Ho voluto far sentire la voce di una guida, che si oppone ai messaggi trionfalistici di chi vede il turismo come un giocattolino e che pensa “tanto che ci vuole”, e ringrazio di cuore tutti coloro che (associazioni culturali, enti pubblici, semplici visitatori) scelgono di affidarsi a noi professionisti. Grazie a tutti voi.

Grazie ad Alex Vigliani (https://www.facebook.com/alex.vigliani) per la foto!

Fatemi sapere cosa ne pensate, se siete d’accordo o meno, lasciate un like e condividete.

A presto!

sabato 13 aprile 2019

Orte: una domenica da leoni

Novità nella proposta turistica. Qualche differenza con la Ciociaria.


Ciao ragazzi, oggi torniamo a parlare di Orte (VT) per segnalarvi una bellissima manifestazioneche interesserà domani, domenica 14 aprile, il territorio comunale.

Domani infatti verrà inaugurata la rete di sentieri di trekking di Orte. Una rete che permetterà di visitare luoghi molto interessanti sia dal punto di vista storico che naturalistico, per scoprire luoghi estremamente affascinanti. Ma l’offerta turistica del piccolo comune della valle Tiberina non si esaurisce qui: solo una settimana fa infatti è stata inaugurata una nuova tappa del percorso della Orte Sotterranea, il Ninfeo rupestre.

Ma oggi non voglio soffermarmi sulla descrizione del luogo e sulla proposta turistica. Tutte le informazioni potete trovarle infatti alle pagine ufficiali: https://www.facebook.com/visitorteturismo/?epa=SEARCH_BOX

Voglio invece fare una riflessione proprio sulla proposta turistica ortana. Un vero esempio di creazione di un circuito turistico “virtuoso”. Nel giro di pochi anni infatti la realtà culturale locale ha dato vita ad un sistema di valorizzazione sorprendente. Parliamo di un piccolo borgo che non raggiunge le 10000 anime.

Cosa rende il panorama culturale del paese così vivo? La volontà di puntare su un turismo di nicchia, la volontà di far conoscere il territorio, la volontà di recuperare e preservare le bellezze ortane, insomma l’amore per il territorio.

Pensare che nel giro di pochi anni il turismo è cresciuto in maniera esponenziale è qualcosa di incredibile. Un paese così piccolo può vantare diversi musei, un borgo tutto da scoprire e ben tenuto, una rete di cunicoli sotterranei da far invidia a tutti, e da domani una rete di percorsi di trekking. Come è stato possibile? Grazie a diverse associazioni locali, ma anche a molti professionisti che hanno studiato (e continuano a farlo) in maniera scientifica (insomma non “studiosi” improvvisati), pubblicato i risultati, e lavorato duramente affinché la conoscenza di Orte non sia solo qualcosa di astratto, chiuso in “convegni” di valore tutto da verificare, ma sia qualcosa di vivo, di spendibile turisticamente, un modo per far conoscere questa terra.

Progetti su progetti, duro lavoro, passione. Questi sono alcune delle caratteristiche del turismo ortano. E le amministrazioni? Anche loro hanno di certo fatto la loro parte. Quando si dice remare tutti nella stessa direzione.

Di sicuro tutto è perfettibile, di strada da fare ancora ce n’è tanta ed i problemi non mancano. Ma da qualche parte bisogna anche iniziare. E qui hanno iniziato alla grande. Vivendo ad Orte ho apprezzato particolarmente la volontà collettiva (con alcune eccezioni, sia chiaro) di sensibilizzare, conoscere e valorizzare il patrimonio locale. Volontà che è comune a giovani, adulti, meno giovani. Insomma davvero radicata. Un amore per il territorio quasi incondizionato. Un amore che porta ad un successo delle manifestazioni che ha quasi del miracoloso.

Ed in Ciociaria? Da buon ciociaro, amante della mia terra e fiero delle mie origini non posso non fare un paragone con la situazione della nostra amata Ciociaria. Ed il paragone è desolante. Purtroppo.

Desolante perché ho in prima persona “assaporato” la differenza. Differenza di gestione ad esempio: mi piange il cuore al pensiero di tutti quei gioielli ciociari (siti archeologici, naturalistici, musei, rovine varie) abbandonati a loro stessi, non fruibili, totalmente dimenticati, quasi un peso per le cittadinanze e le amministrazioni. Con le dovute eccezioni, sia chiaro. Penso ad esempio a molti luoghi che dire abbandonati è dire poco. Zero programmazione, zero progettualità, zero volontà vera di recupero e valorizzazione. Nessun piano strategico, si vivacchia alla giornata. L’importante è organizzare la sagra di turno, basta che si mangi, oppure le attività estive che popolano, anche in maniera kitsch, i borghi ciociari nelle serate estive. Ma cosa si fa a livello culturale? Poco, pochissimo, per non dire nulla. E troppo spesso quando qualcosa si fa, lo si fa in maniera sbagliata, spesso affidandosi alle figure professionali sbagliate.

Colpa delle amministrazioni? Ni. Non solo almeno. Se ai piani alti infatti l’incompetenza a volte la fa da padrona e la progettualità a medio-lungo termine è praticamente sconosciuta, non è che ai “piani bassi” le cose vadano meglio. Le cittadinanze sono spessissimo totalmente disinteressate a ciò che riguarda la cultura, o meglio si lasciano trasportare dalla moda del momento. E quindi tutti in massa ad una esposizione temporanea “di moda”, organizzata come un evento estemporaneo che può attirare un po’ di gente per una domenica, ma senza un progetto più ampio. Anche perché diciamocelo, organizzare e vivere una esperienza in un sito archeologico ad esempio è una palla. Meglio andare al mare, o al bar a fare un aperitivo, o in discoteca.

Esiste poi un altro problema, tipicamente ciociaro: io so farlo meglio. Qualsiasi cosa si faccia, la maggior parte delle persone saranno lì a trovare mille difetti, non parteciperanno per partito preso, sparando a zero. Tutti sapremmo fare meglio, e allora perché non ci attiviamo? Perché non mettiamo a disposizione le nostre conoscenze per migliorare? Senza contare i vari “dispettucci” politico-personali che continuano ad avvenire normalmente: quella cosa l’ha organizzata tizio, quindi col cavolo che ci vado. Boicottaggio. Anzi se si può facciamo una cosa molto simile, gli cambiamo nome e e la facciamo meglio (che poi di solito si tramutano tutte in un fallimento o uno schifo unico senza né capo né coda).

E poi, hanno organizzato qualcosa a pagamento? Perché devo pagare per fare una cosa che tutto sommato posso più o meno fare gratis per conto mio? Tanto è uguale. Al massimo apro Wikipedia e mi leggo due cose.

Oppure forse tutto questo è solo una scusa. Una scusa per giustificare la mancanza totale di interesse per un certo genere di eventi e di tipologia culturale. Forse si tirano in ballo tutte queste cose solo per “giustificare” la non partecipazione. Tutti, dal cittadino all’amministratore, si riempiono la bocca con le classiche frasi fatte “potremmo vivere di turismo” o “dobbiamo puntare sul turismo”, ma poi, praticamente poco o nulla viene fatto.

Non ne faccio una colpa, soffriamo purtroppo di un senso di inferiorità che si è sedimentata negli anni. “Ma che ci viene a fare un turista qui? Che viene a vedere? Che ci sta?” Non ditemi che non avete mai sentito, almeno una volta qualcuno fare un discorso del genere. Ecco sta qui la differenza con Orte.

Alcune associazioni stanno tentando di scardinare questo modo di pensare, lavorando sodo per cambiare la percezione del territorio ciociaro, prima di tutto negli stessi suoi abitanti. E siccome stanno lavorando molto bene i primi risultati iniziano a vedersi. Ma basta improvvisarsi. Basta vivere alla giornata. Ringraziamo queste associazioni che ce la stanno mettendo tutta, alcune davvero virtuose e che stanno proponendo modelli molto interessanti. Supportiamole, siamo noi stessi artefici del futuro turistico della Ciociaria.

Chiediamo progettualità, organizzazione, lungimiranza. Deve partire da noi, dal basso, questa richiesta. Siamo noi che dobbiamo partecipare, supportare, dare un contributo tangibile allo sviluppo. “Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese” diceva un certo JFK. I modelli da seguire esistono, prendiamo esempio.

Sono stato volutamente un po’ polemico oggi, nella speranza di smuovere i vostri animi! Lasciate un commento, fatemi sapere se l’articolo vi è piaciuto e soprattutto cosa ne pensate di questo argomento! A presto!

giovedì 11 aprile 2019

Davvero un turismo diverso non è possibile?


Il turismo di massa, quando il numero è il dio del turismo

Ciao ragazzi, torniamo dopo una pausa dovuta a (meritate) vacanze e, di conseguenza, carichi di lavoro raddoppiati al ritorno! Staccare la spina era d’obbligo, prima dell’inizio dell’alta stagione turistica, e quindi una bella passeggiata ad Atene è stato il modo per fare un tuffo nella culla della civiltà occidentale e della democrazia.

Non parleremo però di Atene e della Grecia, che non hanno bisogno di pubblicità, ma oggi volevo tornare sulla questione “turismo”.

Visitare Atene mi ha dato la possibilità di passeggiare in luoghi estremamente affascinanti certo, ma mi ha anche dato la possibilità di riflettere sulla gestione, la valorizzazione e lo “sfruttamento” dei beni archeologici e “culturali” in genere. La cosa che mi ha colpito dei luoghi più gettonati della capitale greca (l’Acropoli ed i musei principali per intenderci) è che sono estremamente ordinati. Puliti, caotici ma non troppo, pochissimi venditori abusivi, ordine alle casse per i biglietti, gentilezza del personale, aree verdi tutto sommato piacevoli e ben tenute.

Sicuramente starete pensando: beh è una cosa normale. Risposta: fate un giro al Colosseo o a Piazza san Pietro. Prendete in blocco ciò che ho scritto sopra, ribaltate il senso della frase, ed avrete uno spaccato di vita quotidiana romana. Ogni giorno che vado a lavoro la rabbia è tanta, una stretta al cuore vedere questi luoghi che tutto il mondo ci invidia trattati così.

Cumuli di immondizia, sporcizia, aree degradate sono purtroppo la cornice di questi gioielli. Per non parlare dei venditori ambulanti, non passano più di due minuti che cerchino di vendervi di tutto, dal tour saltafila all’acqua, da cappelli ad aste selfie fino a braccialetti ed oggetti che definire di dubbio gusto è fargli un complimento. Ed il problema non è solo di decoro: parliamo di un giro di affari milionario, pensate al danno economico. L’illegalità domina in questi luoghi, a tutti i livelli.

Maleducazione e comportamenti non appropriati dominano i monumenti. Non voglio nemmeno pensare a chi tenta di portarsi a casa il mattoncino del Colosseo, o chi fa sesso ai piedi del Palatino (i pazzi purtroppo sono ovunque e ci saranno sempre), ma mi riferisco a tutti quei turisti che banchettano nel Colosseo ad esempio, oppure che per fare la foto più bella si arrampicano sulla collinetta di fianco all’Arco di Costantino, transennata ed interdetta, oppure su blocchi e colonne, fregandosene di divieti vari e del buonsenso.

La mia riflessione non è politica, attenzione. Capisco le difficoltà della gestione di un patrimonio del genere. Mi accorgo però spesso che alcune situazioni critiche sarebbero gestibili in maniera semplice e veloce, e ciò mi lascia perplesso. Perché non vengono affrontate e risolte? Se ci ho pensato che non sono nessuno, come mai chi gestisce la cosa non interviene? Sono cose talmente basilari che fanno cadere le braccia. Incompetenza? Interessi nascosti? “A pensar male si fa peccato, ma tante volte...” diceva un personaggio scomparso qualche anno fa. E preferisco pensare questo che pensare che il tutto sia in mano ad incompetenti, perché sarebbe ancora più grave. Forse.

L’altro grande problema è culturale. Si dice sempre che è difficile gestire numeri di turisti così elevati. E ci credo: solo il Colosseo l’anno scorso ha segnato un record di 7 milioni e mezzo di visitatori. Problema: tali numeri non sono gestibili. Come si risolve? Chiunque direbbe “abbassiamo i numeri allora, portandoli ad un numero gestibile”. Viene fatto? Immaginate la risposta.

Siamo la società dei numeri. Serve fare i numeri. Non ce ne frega niente a parte i numeri. Più gente viene e meglio è. Numeri numeri numeri.

Ma è davvero il turismo di massa, il turismo dei 7.5 milioni di visitatori del Colosseo la risposta giusta alla risoluzione dei problemi?

Sto riflettendo da molto sulla questione, e la risposta a cui sono arrivato è NO. Il turismo di massa è la piaga peggiore che ci possa capitare. Beni culturali sfruttati come se fossero attrazioni di un parco giochi, turisti totalmente spaesati che a Roma si chiedono dove sia la torre di Pisa, quando non del tutto disinteressati. L’importante è fare la foto per dire “Ci sono stato”. Leggi e regole infrante per il mito del selfie, da persone che non capiscono il valore di ciò che stanno guardando, e di cui, in fin dei conti, poco o nulla gli interessa. Fare una visita al Colosseo non è la stessa cosa che stare in spiaggia a rilassarsi, ma per molti lo è. Ed ecco che poi tutti i comportamenti più beceri dell’essere umano vengono a galla. Ed ecco chi ti spintona, chi cerca di entrare con una bottiglia di tequila, chi semplicemente si siede sulle scale interne del Colosseo e si addormenta.

E vi lascio immaginare il caos che tale turismo crea. Rumore, sporcizia, immondizia, folla. Una vera bolgia. Deprimente. Una situazione paradossale.

Desolante.

Qualche giorno fa ho accompagnato un gruppo di soci dell’associazione Itinarrando Arte del Camminare (https://www.facebook.com/assculturaleitinarrando/ )ad Esperia (FR), visita guidata di cui parlerò nei prossimi giorni. Una passeggiata di salute. Dai membri del gruppo (estremamente interessati) ai luoghi non massacrati dalla folla, dalla gestione della visita in tranquillità alla mancanza di interferenze esterne.

Voglio fermarmi qui, ho dato vari spunti di riflessione. A questo punto sta a voi pensare a questo tema, di sicuro anche voi avete avuto le vostre esperienze al riguardo. Condividetele con noi, fateci sapere cosa ne pensate. Lo scopo di questo articolo è proprio farvi porre domande. E con una domanda voglio chiudere:
Davvero un turismo diverso non è possibile?

giovedì 28 febbraio 2019

Archeologia viva: la rievocazione storica


Quale visita guidata migliore di una passeggiata nella storia?



Ciao ragazzi, oggi parleremo di un tema un po’ diverso dal solito, e che forse qualcuno potrebbe ritenere poco inerente all’archeologia, cioè la rievocazione storica. Proprio in questi giorni ExpressTour ha iniziato una collaborazione con la Compagnia del Feudo (https://www.facebook.com/compagnia.delfeudo/), compagnia rievocativa di base ad Aquino (FR). Perché questa scelta? Perché è divertente, dirà qualcuno. Sicuro. Ma c’è qualcosa di più profondo.

Lavorando con le persone, con i bambini in particolare, ho notato che molto spesso è difficile comprendere a pieno alcune cose spiegate dalle guide, dagli archeologi. Il motivo è semplice: sono cose talmente lontane dalla nostra vita quotidiana che immaginarle diventa complesso, senza contare poi il problema della cinematografia che ha creato dei falsi storici che però ormai sono entrati nell’immaginario collettivo.

Chi mi conosce sa che durante le mie visite guidate cerco di trasmettere, oltre alla storia, anche “come vivevano le persone”. Mi soffermo molto sulla vita quotidiana o su cosa facevano le persone per vivere. E qual è il modo migliore per mostrare tutto questo? Vivere, entrare, toccare la storia! La chiamo archeologia viva, perché il visitatore entra davvero nella storia, interagisce con essa. E chiaramente non si lascia nulla al caso: non vedrete, ad esempio, orecchie da elfi per intenderci. Archeologia viva proprio per questo: ogni cosa presentata è frutto di studio approfondito sulle fonti storiche, iconografiche o archeologiche.

Ma cosa significa davvero “entrare nella storia”? Immaginate una visita guidata ad un sito medievale, come la torre di Campolato (Arce, FR). Immaginate di trovare lì un accampamento, di svolgere la visita passando tra armati, contadini, medici. Parlare con loro, vedere e toccare i loro strumenti. Osservare da vicino gli strumenti del cerusico, prenderli in mano, guardarli da vicino. Di sicuro una esperienza che va ben oltre la semplice visita guidata.

Uno dei piatti forti del mio menù è la “sala delle torture”: abbiamo ricreato alcuni degli strumenti da tortura utilizzati durante il Medioevo, riprodotti fedelmente da alcuni originali sparsi per vari musei in giro per l’Europa. Perché questa scelta, che a prima vista può sembrare anche un po’… macabra? Perché su questo tema la cinematografia e la letteratura hanno creato talmente tanti falsi storici da dover essere assolutamente smascherati! E poi… usare l’immaginazione è un conto, vedere con i proprio occhi gli strumenti e toccarli… beh è tutta un’altra storia!

Forte poi la volontà di rompere alcune catene culturali: troppo spesso l’archeologia, la storia, l’arte vengono viste come materie da biblioteca, da museo, cose da professori che sono lontane dalla vita di tutti i giorni delle persone normali, e quindi, in definitiva, praticamente inutili. Le visite guidate, queste “rotture di scatole” indicibili, in cui per ore bisogna ascoltare nozioni su nozioni, nemmeno fossimo a scuola. Ecco lo scopo di ExpressTour è anche questo: eliminare, distruggere, questi luoghi comuni, far riappropriare le persone della loro storia, delle loro tradizioni, farle appassionare all’archeologia con metodi “non tradizionali”, facendo loro “vivere la storia”.

Pronti per questa nuova avventura, pubblicheremo le novità e le locandine degli eventi a cui parteciperemo!
Continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti!

Per informazioni o commenti potete come sempre contattarmi all’indirizzo matteo.zagarola@gmail.com

lunedì 4 febbraio 2019

Acquaviva, Vallecorsa Vecchia. Alla scoperta di un sito sconosciuto tra i monti Ausoni

Nel cuore degli Ausoni, tra natura, storia ed archeologia


Ciao ragazzi, oggi torniamo con il nostro “speciale castelli”, parlando di Acquaviva, o Vallecorsa Vecchia, nel comune di Lenola (LT), nelle vicinanze di Vallecorsa (FR). In realtà parlando di questo sito non si può trascendere dal parlare del castello E del borgo, che formano un unico, magnifico, sito da esplorare.

Arroccato su una collina di 617 metri dei Monti Ausoni, Acquaviva è un borgo medievale abbandonato. Ancora oggi sono perfettamente visibili varie strutture sia del borgo che del castello, ma ciò che davvero cattura il visitatore è il panorama mozzafiato che si gode: si spazia dalle isole Ponziane alla piana e al lago di Fondi, ai monti Ausoni. Un punto di osservazione davvero incredibile.

Ciò che rimane è probabilmente il rifacimento del borgo e delle strutture difensive attribuibili al XV\XVI secolo. Proprio in quel periodo Acquaviva è (presumibilmente) uno dei luoghi attraversati da Giulia Gonzaga per sfuggire al rapimento che il pirata barbaresco Khair ed Din, signore dei pirati che infestavano il Mediterraneo, tentò nei suoi confronti nel 1543. Donna bellissima, intelligente e di estrema cultura, famosa in tutta Europa, vedova di Vespasiano Colonna (conte di Fondi e duca di Traetto, l’odierna Minturno), e mecenate di numerosi artisti dell’epoca (uno fra tutti Torquato Tasso, ospitato proprio nel castello di Fondi).

La duchessa Giulia Gonzaga però riuscì a sfuggire al pirata, secondo la tradizione, cavalcando a briglia sciolta verso Vallecorsa e da lì poi verso Roma, passando, probabilmente, proprio per Acquaviva, ormai abbandonata.

Le notizie storiche sul borgo sono davvero scarne: la prima attestazione è dell’anno 1073 in un lascito del duca di Fondi Liuttfried all’abbazia benedettina di Montecassino. Dunque il borgo è precedente a tale data, ma non sappiamo di quanto; una datazione al X secolo quindi, intorno all’anno Mille, non è da ritenere errata. Dai documenti quattrocenteschi risulta che il borgo era, alla metà del secolo, ormai quasi completamente disabitato ed abbandonato, forse rifugio di pastori ma non più luogo di vita quotidiana.

Erroneamente chiamato anche Vallecorsa Vecchia, perché nella tradizione popolare sarebbe stato il luogo da cui sarebbero giunti gli abitanti della moderna Vallecorsa. Ma quando il borgo viene abbandonato, Vallecorsa ormai esisteva già da parecchio tempo, e se anche una parte degli abitanti di Acquaviva si fossero trasferiti lì, arrivare ad immaginare il borgo abbandonato come la parte “Vecchia” di Vallecorsa è un errore.

Raggiungibile percorrendo un sentiero di una bellezza incredibile, dal 2004 è un “Monumento Naturale” della Regione Lazio. La passeggiata è piacevole e molto interessante per gli amanti del trekking, della natura e dell’archeologia. Un sito davvero sconosciuto, ma che racchiude un fascino particolare.

Vi è venuta voglia di farci un salto? Cosa ne pensate? Nel frattempo vi segnalo la visita guidata al sito che ExpressTour terrà domenica 10 febbraio, organizzata dall’Associazione Culturale ViviCiociaria https://www.facebook.com/events/336598683846248/ 

Grazie all’amico Alex Vigliani (https://www.facebook.com/alex.vigliani ) per le sue foto sempre magnifiche!

Per info sul sito visitate il sito del comune di Lenola www.comunedilenola.it

Per altre informazioni e commenti potete contattarmi al mio indirizzo matteo.zagarola@gmail.com
A presto!


martedì 29 gennaio 2019

Visita guidata notturna alla Torre di Campolato (Arce, FR)


Itinerari del giorno. Perché la visita è una esperienza unica

 Ciao ragazzi, oggi per la rubrica “l’itinerario del giorno” ExpressTour vi presenta qualcosa di davvero molto particolare, una esperienza che abbiamo vissuto il 31 ottobre 2018 (la “notte di Halloween” per intenderci). L’Ass. Culturale ViviCiociaria (http://www.viviciociaria.com/) ha organizzato questo evento, io (Matteo Zagarola) ho curato la visita guidata.

Non parlerò della storia del sito, già in parte affrontata su un altro articolo, ma di una visita, anzi di una esperienza particolare, innovativa, unica che abbiamo organizzato.

Innovazione. È questo il mantra che ripetiamo in continuazione con Alex Vigliani, presidente di ViviCiociaria. Innovazione. Il motore del turismo. Siamo ad Arce, provincia di Frosinone, frazione di Sant’Eleuterio. La quattrocentesca torre di Campolato si staglia da secoli a controllare il passaggio del fiume Liri. Visitatori da tutto il mondo hanno ammirato il sito, ma riuscite ad immaginare l’atmosfera che si crea durante una visita notturna?

Da qui l’idea di strutturare una visita guidata serale, al lume delle torce. Sembrava di essere tornati all’epoca in cui la torre era ancora viva ed utilizzata, sembrava che da un momento all’altro un soldato in cotta di maglia dovesse apparire da dietro l’angolo, sembrava davvero di far parte della storia.

Ad onor del vero l’idea di visitare la torre di notte era stata già messa in pratica qualche anno fa durante un evento chiamato l’Incendio della Torre, durante il quale si ricordava, attraverso la rievocazione storica, l’incendio della torre e del borgo di Campolato da parte delle truppe dell’imperatore Corradino di Svevia. Una atmosfera unica, con armati medievali che si aggiravano per il sito, ed io che negli abiti di un soldato di guarnigione della torre illustravo ai visitatori la storia della torre. Fu qualcosa di incredibile.

Ma io, anzi noi, cerchiamo sempre qualcosa in più. La manifestazione può essere organizzata una volta all’anno, al massimo. Noi vogliamo un format che ci permetta di accompagnare visitatori tutto l’anno, incuriosire le persone sempre, creare un vero sistema di valorizzazione e fruizione lungo tutto l’arco dell’anno. E qui torniamo alla innovazione.

Abbiamo preso spunto da quella manifestazione. Mi diletto qualche volta di archeologia sperimentale. Lo scopo delle mie visite guidate è renderle interattive, cioè far partecipare attivamente i visitatori. Essi non sono lì ad ascoltarmi passivamente, ma sono loro i protagonisti dell’esperienza. Perché in quel luogo allora non affrontare altri temi, legati comunque alla torre?

Ecco quindi un excursus sulle tecniche di tortura del medioevo, mostrando alcune riproduzioni di strumenti dell’epoca. E perché non affrontare il tema della medicina, così spesso confusa con la stregoneria. Su un tavolo quindi abbiamo esposto gli strumenti del medico medievale, strumenti battuti a mano in ferro da un fabbro di fiducia sotto la mia supervisione e dopo attente ricerche storico-iconografiche.

Un tuffo nel medioevo, grazie all’atmosfera creatasi ed agli strumenti esposti, che i visitatori potevano (e dovevano!) toccare, per comprendere davvero il loro utilizzo, il loro peso. Ascoltare e basta è… stancante, diciamocelo, ma soprattutto a volte non permette di comprendere a pieno una storia. Esempio ne sono alcuni strumenti di tortura: far provare la sensazione dello “schiacciatesta” permette in pochi secondi di comprendere a pieno ciò che un condannato avrebbe provato.

Una visita guidata interattiva dunque, notturna, al lume delle torce, coniugando storia, archeologia sperimentale, torture, medicina, e degustazione finale offerta dai ragazzi dell’associazione. Una esperienza davvero incredibile.

L’itinerario che ExpressTour propone oggi è proprio questo: la visita alla Torre di Campolato in notturna! Per gli amanti della storia, della natura e...del brivido! Di sicuro riproporremo qualcosa di simile, nel frattempo se l’articolo vi ha incuriositi andate a guardarvi le foto scattate quella sera (https://www.facebook.com/alex.vigliani/media_set?set=a.10217647686408586&type=3), e per qualsiasi informazione sulle visite guidate alla torre potete contattarmi all’indirizzo matteo.zagarola@gmail.com

Grazie alle ragazze e ai ragazzi di ViviCiociaria, e soprattutto ad Alex Vigliani (https://www.facebook.com/alex.vigliani) che appoggia le mie “follie turistiche” (e per le magnifiche foto che scatta mentre il sottoscritto parla!)